Mostro di Firenze, inchiesta finale: la procura “si arrende”

I delitti del mostro di Firenze sono destinati a restare in parte insoluti, almeno in punto di diritto. E' stata chiesta infatti l'archiviazione per l'ultima inchiesta.

Mostro di Firenze
Mostro di Firenze

I delitti del mostro di Firenze sono destinati a restare in parte insoluti, almeno in punto di diritto. E’ stata chiesta infatti l’archiviazione per l’ultima inchiesta, in ordine di tempo, su mezzo secolo di terrore targato Beretta calibro 22, anni nei quali per quattro duplici omicidi, gli ultimi in ordine di tempo, vennero condannati dopo il lavoro certosino del super poliziotto Michele Giuttari i “compagni di merende”: Pietro Pacciani, morto prima di una nuova assise, Mario Vanni e Giancarlo Lotti.

Mostro di Firenze

L’inchiesta in questione aveva in indice Giampiero Vigilanti e Francesco Caccamo ma, come riportato dalla Nazione, quel fascicolo non ha retto la prova del Gip perché caratterizzato da “un quadro indiziario fragile e incerto, non certo suscettibile ad assurgere a dignità di prova”. Codice riformato, con la prova che matura in dibattimento, e oggettiva levità di quanto raccolto dalla Procura hanno consegnato questo ultimo colpo di coda degli inquirenti alla storia dei fatti (ancora) insoluti.

Giampiero Vigilanti, conosciuto come “l’ex Legionario nero”, oggi 89enne e il medico del Mugello Francesco Caccamo, che di anni ne ha invece 88, sono gli ultimi di una lunga lista di persone attenzionate dalle procure da quando la famigerata Beretta Sigma calibro 22 con la fondellatura stampigliata ad H sparò per la prima volta nelle campagne toscane. In 17 anni, dal 1968 al 1985, tutti i colpi con cui il “Mostro” ha spillato sangue sono partiti da quell’arma.

“Secondo livello”

Gli indizi scientifici avevano seguito il filo dell’evoluzione delle scienze forensi, con il Dna repertato ma solo su alcuni elementi marginali ai delitti, mai su parti eiettabili dell’arma, le uniche rinvenute. L’ex “Legionario Nero” era stato ascoltato dai Ros dell’Arma, poi aveva ammesso di aver “bazzicato” il luoghi del mostro con la sua decappottabile rosso nera, ma la curiosità senescente e voyeuristica che pare aver caratterizzato ogni aspetto dell’intera vicenda non è un crimine, né elemento per imbastire prove che reggano l’aula. Vigilanti si, ci andava in quelle fratte macchiate di sangue ma solo per sbirciar roba.

Era stato lui a tirare in ballo il medico Francesco Caccamo, indicato come appartenente a quel famigerato quanto ieraticamente fumoso “secondo livello” in cui una certa parte dell’Italia notabile e fetish commissionava omicidi per entrare in possesso di parti anatomiche da utilizzare in riti esoterici. Questa pista per alcuni mesi aveva lambito anche personaggi arcinoti dello spettacolo e della cultura grazie a i vaticini lasciati nelle procure di mezza Italia dalla medium Gabriella Carlizzi, oggi defunta. A suo tempo la donna arrivò in altro contesto a chiedere la riesumazione della salma di Walter Chiari e ad affermare che il delitto di Arce, nel Frusinate, quando nel 2001 venne uccisa la studentessa Serena Mollicone, era da attribuire ad una setta che avrebbe avuto le mani in pasta anche negli omicidi del mostro di Firenze.

Nulla di fatto dunque, gli elementi dell’inchiesta sono deboli ed è passato troppo tempo dai crimini censiti in atti. Il Mostro di Firenze resta un mostro: sconosciuto, inafferrabile, probabilmente morto. Come la verità giudiziaria attesa per mezzo secolo.

Redazione CiSiamo
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