Famiglia suicida nel 1996 legata all’inchiesta di Reggio Emilia: “Riaprire il caso”

Il caso di un'intera famiglia suicida perché ingiustamente accusata di abusi sessuali potrebbe essere riaperto perché legato all'inchiesta di Reggio Emilia

Famiglia suicida 1996 (foto di repertorio, AdnKronos)
Famiglia suicida 1996 (foto di repertorio, AdnKronos)

Era il 1996 quando venne alla luce il caso di un’intera famiglia suicida, in provincia di Biella. padre, madre e due fratelli si tolsero la vita perché ingiustamente accusati di abusi sessuali. Ora si rilegge la vicenda alla luce dell’inchiesta “Angeli e demoni” che riguarda il traffico illecito di minori in provincia di Reggio Emilia.

Famiglia suicida nel 1996, cos’è successo

La famiglia suicida era di Sagliano Micca, in provincia di Biella. Accusati di abusi sessuali si dichiararono innnocenti, ma nessuno credette loro, e così presero la decisione estrema. Lasciarono un biglietto: “In una nazione in cui non c’è verità né giustizia non si può vivere“. Ora, a voler riaprire il caso alla luce di quanto avvenuto a Reggio Emilia è la psicologa Alessandra Lancellotti, che all’epoca dei fatti seguì la famiglia come consulente di parte. “Si basò tutto su una narrazione bugiarda, che distrusse un’intera famiglia nell’impossibilità di provare la propria innocenza”, ha spiegato.

Il collegamenti con l’inchiesta “Angeli e demoni” di Reggio Emilia

Ancora oggi molti bambini vengono portati via dai rispettivi genitori per presunti abusi sessuali falsi al solo scopo di guadagnare da un grande giro di soldi e interessi, e di fatto distruggendo famiglie intere e la vita dei bambini”, sottolinea. Sono passati 23 anni, eppure “si scoprono ancora giochi maledetti”. La riapertura del caso della famiglia suicida del 1996 potrebbe fare luce sulle responsabilità dell’epoca, proprio perché si ricollega a quanto scoperto nelle scorse settimane a Reggio Emilia.

E i collegamenti non sono pochi, e di certo non labili. Infatti, all’epoca furono determinanti le perizie di due consulenti. Si tratta della psicologa Cristina Roccia, coinvolta nell’inchiesta “Veleno” che riguardava i presunti casi di pedofilia che negli anni Novanta sconvolsero la Bassa Modense. Insieme a lei, l’ex marito Claudio Foti, psicologo e direttore del Centro Studi di Moncalieri Hansel e Gretel. Foti è oggi agli arresti domiciliari proprio per l’inchiesta “Angeli e demoni”. “Un caso analogo”, quindi, “nel quale i pm accusano psicologi e assistenti sociali di aver sottratto bambini alle famiglie per trarre profitti dagli affidi”.

Redazione CiSiamo
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