Migrante morto nel centro rimpatri, giornalista minacciato dai poliziotti

Un migrante, di 32 anni, è morto nel centro rimpatri di Torino. Il giornalista Roberto Chiazza racconta di aver ricevuto minacce dai poliziotti.

Nigeriano preso a bastonate
Nigeriano preso a bastonate

Un migrante, di 32 anni, è morto nel centro rimpatri di Torino. Il giornalista Roberto Chiazza si è recato sul posto per documentare la protesta nata in seguito alla morte del migrante. “La situazione era tutto sommato molto tranquilla – racconta a Fanpage -. I manifestanti stavano urlando degli slogan di solidarietà con i migranti all’interno del CPR. Frasi contro il razzismo e per la loro liberazione, niente di violento. Dopo mezz’ora il presidio si è spostato da corso Brunelleschia  via Monginevro e io l’ho seguito. Ero accanto al cordone delle forze dell’ordine“.

Migrante morto nel centro rimpatri, giornalista minacciato

Roberto poi racconta i momenti della carica: “I manifestanti stavano defluendo. Non c’erano stati né scontri né violenze, solo slogan. All’improvviso un poliziotto ha dato l’ordine di caricare a freddo. Ho iniziato a registrare. Ho ripreso il momento in cui gli agenti manganellavano un ragazzo in bicicletta e un altro con le mani alzate, inerme”.

Qui il giornalista racconta di essere stato coinvolto negli scontri: “In quel momento lo stesso agente che aveva dato il via alla repressione si è avvicinato a me. Mi ha dato una manata in faccia, un calcio a una mano e poi ha colpito la macchina fotografica danneggiando il motore della messa a fuoco automatica. Un danno importante, soprattutto per chi come me lavora usando una macchina fotografica. Per fortuna un gruppo di ragazzi torinesi ha già organizzato una cena per aiutarmi nel pagamento della riparazione. Come se non bastasse mi ha intimato di sparire”.

Infine il giornalista racconta l’atteggiamento degli altri poliziotti: “Sono molto amareggiato. Ho avuto la sensazione che i poliziotti non stessero intervenendo per risolvere una situazione di pericolo. Ma quasi mossi da motivazioni personali. Erano carichi di rabbia. Mi è stato riferito, ma non l’ho visto personalmente, che uno di loro a un certo punto ha lasciato il manganello e ha sfidato i manifestanti a mani nude, mostrando i pugni. Quelle persone stavano protestando per una tragedia che si era consumata poche ore prima, con un ragazzo morto in circostanze non chiare”.

Redazione CiSiamo
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