Blitz anticamorra a Secondigliano: qualcuno avvisò Maria Licciardi

Sono emerse alcune intercettazioni secondo cui qualcuno dall'interno avvisò Maria Licciardi del blitz anticamorra a Secondigliano

Maria Licciardi
Maria Licciardi

Fuga di notizie. E non è un’ipotesi inquietante ma una realtà censita “per tabulas”, cioè agli atti. Atti del voluminoso procedimento penale che qualche settimana fa aveva portato l’Antimafia a decapitare l’Alleanza di Secondigliano, mettendo a segno oltre 130 arresti ma non riuscendo a chiudere il cerchio sulla “generalessa” di quel sodalizio criminale camorrista, Maria Licciardi “A’ Peccerella”, che è latitante e ricercata su tutto il territorio italiano ed europeo.

Blitz a Secondigliano, Maria Licciardi era stata avvisata

All’inizio furono solo avvisaglie, roba amaramente “normale” in un contesto dove la pervasività dei clan più potenti arriva a lusingare le poche ma spesso cruciali mele marce in divisa o allocate negli uffici strategici del sistema giudiziario. Alcuni rappresentati del clan Contini, che con i Mallardo rappresentano la sponda giuglianese di quell’alleanza che ha epicentro alla periferie nord est di Napoli, riuscirono a sfuggire ad una retata poche ore prima che scattasse il blitz. L’idea che qualcuno dall’interno potesse aver preavvisato i sodali del clan circa l’intenzione di metterli a vedere il sole a scacchi aveva iniziato a farsi largo nell’animo degli inquirenti. Ma animo e procedura penale sono ossimori, faccende inconciliabili (per fortuna) e la Procura si diede da fare per seguire quella pista parallela alle indagini ordinarie che stavano via via maturando fino al blitz successivo, quello che aveva poi scorticato il clan capitanato dalla sorella di Gennaro “A Scigna”.

Le intercettazioni

Ma anche la madrina aveva precipitosamente abbandonato Masseria Cardone poche ore prima dell’arrivo dei carabinieri e, si viene a sapere oggi, il Gip firmatario dell’ordinanza, Roberto D’Auria, è in possesso di intercettazioni che confermerebbero come in quel frangente vi siano stati precisi contatti fra “esponenti di spicco del clan e non meglio specificati esponenti delle FFOO”. Si tratterebbe di servitori dello Stato infedeli addirittura messi a libro paga dalla camorra, che ha disponibilità economiche talmente immensa da possedere di fatto un suo welfare interno, e che avrebbero aiutato anche i potenti gregari dei Tolomelli. Addirittura due di essi, zio e nipote, vennero intercettati mentre decidevano dove andare dopo aver abbandonato Secondigliano, visto che di lì a poco sarebbe scattato il maxi blitz da cui era uscita indenne, indenne e latitante, anche Maria Licciardi.

Redazione CiSiamo
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