Bimbi tolti ai genitori a Reggio Emilia, il racconto di una mamma

Scandalo che si aggiunge alla scandalo nel caso dei bimbi tolti ai genitori a Reggio Emilia. Il racconto choc di una madre alla quale hanno tentato di togliere i figli.

Bimbi tolti ai genitori a Reggio Emilia
Bimbi tolti ai genitori a Reggio Emilia

Scandalo che si aggiunge alla scandalo nel caso dei bimbi tolti ai genitori a Reggio Emilia. Alcuni degli assistenti sociali sono stati accusati, come riporta il Giornale, di aver compilato documenti falsi per strappare bambini dalle loro famiglie. Lo hanno fatto per affidarli ad amici o conoscenti dietro compenso o dietro motivo ideologico. Infatti, gli assistenti sociali, oltre a ricevere una buona “mancia” per ogni bambino, gli affidavano a coppie gay.

Bimbi tolti ai genitori a Reggio Emilia

Il numero delle vittime, ogni giorno che passa, nel silenzio quasi totale e inspiegabile di buona parte dei media, sta salendo di giorno in giorno. Con esso, inevitabilmente, sale anche il numero dei colpevoli. Altre storie stanno pian piano venendo fuori, storie simili a quelle che noi di CiSiamo.info abbiamo già raccontato.

Una madre ha riferito la sua storia sempre al Giornale, chiedendo di rimanere anonima. “Quando ho letto i giornali – inizia – e ho visto quello che era successo sono rimasta allibita. Non potevo crederci. Le stesse persone coinvolte in questa brutta storia sono le stesse che hanno provato a portare via i miei due bambini. Per fortuna non ci sono riusciti. Ho pianto molto, ho detto ad amici che volevano portarmi via i figli a tutti i costi, ma nessuno mi credeva. Oggi, sapere che sono stati arrestati e scoperti mi fa tirare un sospiro di sollievo”.

La donna vive a Bibbiano con i suoi bambini di 13 e 7 anni. È stata proprio lei a contattare i servizi sociali. “Ero preoccupata per la situazione a casa. Mio marito aveva iniziato a bere e ciò lo portava a essere violento. Spesso con me, ma talvolta anche con i bambini. Avevo paura e mi sono rivolta a loro”.

Bambini di Bibbiano

La madre, dunque, a chiesto aiuto, ma per questo ha rischiato di perdere i suoi figli. A Bibbiano, infatti, questo era il rischio se si veniva in contatto con i servizi sociali. “Dopo poco tempo dalla mia richiesta di aiuto – continua -, senza che ci fossero accertamenti di nessun tipo, mi è arrivata a casa una lettera dei servizi sociali in cui era scritto che i bambini sarebbero stati affidati a loro. Volevano togliermeli. Senza ragione. Nessuno era mai venuto a casa mia”.

Così è iniziato l’incubo. I servizi sociali dell’Unione Val D’Enza hanno assediato la sua casa, provando con ogni mezzo a toglierle i figli. “Ogni volta cercavano di incolpare me. Perché proprio me? Io non c’entravo nulla. Io ero vittima di mio marito, eppure su di lui non hanno detto niente. Anzi, a volte, sembrava che lo giustificassero. Più volte mi sono fatta delle domande e sono entrata in crisi. E ancora: “Un giorno sono andata a un incontro con la neuropsichiatra e quando le ho raccontato quale era il problema mi ha detto, quasi deridendomi: ‘Signora ma lei non se lo beve un goccino ogni tanto?’. Avevo i brividi. Non riuscivo a capire“.

Come venivano tolti i bambini alle famiglie

I bambini della donna venivano costantemente osservati dagli assistenti sociali. Questi cercavano ogni scusa possibile per provare a toglierli dalle cure dei loro genitori. Tra gli educatori incaricati di questo caso c’erano Beatrice Benati, Marietta Veltri e Maria Vittoria Masdea. Tutti nomi finiti ora nel registro degli indagati.

“Mi dicevano che ero io che non sapevo gestire la situazione. Che i bambini avevano dei problemi. E tutto per colpa mia. Che mi dovevo imporre per farli andare da loro anche quando i miei figli non volevano”. La donna infatti non riusciva a capire perché volessero a tutti i costi incolpare lei e non suo marito. Il motivo, alla luce dei nuovi fatti, può essere solo uno. Incolpando la madre sarebbe stato più facile per i servizi sociali togliere i bambini a quella famiglia. Se fosse stato incolpato solo il padre, infatti, i bambini sarebbero finiti per essere affidati alla cure della donna. Così facendo, l’associazione non avrebbe incassato nulla e non avrebbe potuto, come in altri casi, affidare i bambini a famiglie omosessuali, per portare avanti le loro battaglie ideologiche.

I servizi sociali, infine, non facevano niente per aiutare le famiglie veramente in difficoltà. “I miei figli mi raccontavano che li facevano solo disegnare, che non si divertivano e non ci volevano andare. Non me la sono sentita di continuare. Era tutto troppo strano”.

Redazione CiSiamo
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