Issano tricolore a Fiume e scoppia caso internazionale

Arrivano a Fiume e piazzano in bella vista un tricolore italiano, come a sottolineare che quello, "terra irredenta", è suolo patrio.

Tricolore su Fiume
Tricolore su Fiume

Arrivano a Fiume e piazzano in bella vista un tricolore italiano, come a sottolineare che quello, “terra irredenta”, è suolo patrio. Come D’Annunzio ma senza i fasti di Buccari e le arringhe in faccia ad un allibito Costanzo Ciano. E’ accaduto due giorni fa a Rijeka, in Croazia, che una volta era Fiume e fu teatro delle gesta del Vate e di alcuni degli episodi più significativi legati all’irredentismo patriottico italiano di inizio ‘900.

Tricolore a Fiume

Tre italiani, tutti giovani – come riporta il quotidiano sovranista Il Primato Nazionale – hanno coniugato orgoglio, goliardia e una buona dose di incoscienza, a far la tara la mezzo casino diplomatico che hanno scatenato, e si sono recati in Croazia, per la precisione su una delle torri del maestoso castello di Tersatto. Lì, in perfetto sincrono con il centenario dell’impresa dannunziana che diede polpa storica a quei luoghi, hanno spiegato una bandiera italiana e l’hanno fatta garrire su quel luogo iconico, filmandosi peraltro.

Manco a dirlo e prescindendo dalla simpatia, distratta o sanguigna, che il gesto ha suscitato, è scoppiato un mezzo pandemonio, con l’indignazione dei residenti croati di quella che ormai sulle cartine è la slavissima Rijeka. “Ragazzi, oggi siamo a Fiume per fare una bella impresa. Siamo qui a rappresentare l’Italia, per ricordare che qui è Italia”. Questo il commento di uno dei tre a corredo del video che sta gradualmente diventando virale in alcune nicchie del web a trazione ideologica nazionalista. Fiume o Rijeka che sia, quel posto il suo sessapiglio storico e protonazionale ce l’ha tutto. Con il famoso blitz di Gabriele D’Annunzio che vi istituì la reggenza del Carnaro ed arrivò ad un passo da innescare una guerra civile con lo stesso governo italiano la città divenne simbolo dell’irredentismo, di quel movimento che cioé aspirava a riconqistare all’Italia terre che le implacabili cartografie post belliche avevano assegnato ad altri stati ma che mantenevano intatta la loro connotazione tricolore.

Dopo la Seconda Guerra Mondiale e l’orribile inciso delle foibe, la città passò in governatorato speciale del Regno Unito alla ex Jugoslavia e sotto scacco degli ustascia di Ante Pavelic, ritrovandosi croata dopo il disfacimento del sogno socialista autonomo del maresciallo Tito e gli orrori della guerra nei Balcani. Nel 2020 sarà capitale europea della cultura.

Redazione CiSiamo
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