Strage di Bologna, ritrovato l’interruttore della bomba: nuova luce su quanto accaduto

Nuova luce sulla strage di Bologna avvenuta il 2 agosto 1980 grazie al ritrovamento dell'interruttore di sicurezza dell'ordigno

Interruttore della Strage di Bologna (AdnKronos)
Interruttore della Strage di Bologna (AdnKronos)

Svolta per quantto riguarda la strage di Bologna del 2 agosto 1980, grazie al ritrovamento dell’interruttore della bomba. Una nuova perizia, la quarta, a quasi 40 anni dalla strage. Che però getta nuova luce su alcuni dettagli della vicenda. In particolare proprio grazie all’interruttore di sicurezza per il trasporto della valigia con al suo interno l’ordigno.

E gran parte di tutto ciò che si pensava fino ad ora, su quell’attentato, viene così smentito. A partire dalla quantità di esplosivo: 11 chili e non 20/25 come ritenuto fino ad ora, e composto da T4 e tritolo con residui di gelatina. Insomma, tutto diverso rispetto a quanto ritenuto finora nei processi a carico di Mambro, Fioravanti e Ciavardini. Il risultato della perizia è stato conseganto al presidente della Corte d’Assise di Bologna, Michele Leoni che sta celebrando il processo nei confronti l’ex terrorista dei Nar, Gilberto Cavallini, per quell’attentato.

Ritrovato l’interruttore della strage di Bologna

La novità più clamorosa, quindi, è proprio quell’interruttore, che è incompatibile con qualunque deviatore nella sala d’aspetto della stazione, dove era posizionato l’ordigno. Ed è incompatibile anche con il materiale di Ferrovie. L’interruttore è simile al tergicristallo di un’auto. Era stato ritrovato nel materiale della strage l’estate scorsa, ed secondo i periti è compatibile con un’interruttore di sicurezza realizzato da chi ha costruito la bomba, per evitare il trasporto. E tuttavia, poiché è un congegno artigianale, sarebbe difettoso. E sarebbe esploso accidentalmente mentre veniva trasportato.

Una notizia che fornirebbe un riscontro all’ipotesi formulata nel 2008 dall’ex Presidente della Repubblica Francesco Cossiga. Il quale aveva detto in un’intervista al Corriere della Sera:La strage di Bologna è un incidente accaduto agli amici della “resistenza palestinese” che, autorizzata dal “lodo Moro” a fare in Italia quel che voleva purché non contro il nostro Paese si fecero saltare colpevolmente una o due valigie di esplosivo”.

Cosa cambiano nle nuove scoperte sulla Strage di Bologna

Ma ora cosa cambia? Cambia, per esempio, il valore di alcune persone sospette a Bologna, quel giorno. A partire, secondo la Stasi, l’ex Servizio segreto della Repubblica Democratica tedesca, dai terroristi del gruppo dinamitardo di Carlos Lo Sciacallo, Thomas Kram e Christa Margot Frolich. E inoltre, i periti hanno messo in relazione ora l’attentato di Bologna con due attentati compiuti in Francia da Carlos. Uno di questi, avvenuto tre anni dopo la strage di Boloogna, il 31 dicembre 1983 a Saint Charles. Margot Frolich verrà arrestata nel 1982 a Fiumicino con una valigetta contentente materiale esplosivo e un interruttore. Uguale a quello appena ritrovato a Bologna.

La rivalutazione degli effetti

Un congegno elettrico, quindi, e non chimico come supposto dalle perizie precedenti. E se la quantità di esplosivo è la metà di quello stimato inzialmente, bisognerà “rileggere” anche tutti gli scenari fino a qui ipotizzati. Compresi gli effetti sulle vittime e sugli edifici. Come sottolinea uno degli imputati, Fioravanti, “è rilevante che i periti, dopo aver studiato tutto ciò che c’era da studiare, sostengono che non c’erano gli estremi per cui un cadavere potesse scomparire dal luogo di una esplosione”.

La nuova prospettiva sul materiale della bomba, invece getta nuova luce su come venne confezionato l’ordigno. Forse potrebbe essere stato “sconfezionato” da ordigni bellici risalenti alla Seconda Guerra mondiale.

Redazione CiSiamo
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