Blitz contro l’Alleanza di Secondigliano: gli affari dei Mallardo

"Meglio che vai tu che sei lo zio, altrimenti mando gente mia". Ciccio Mallardo sta tutto in questa frase, intercettata dal Ros dei Carabinieri.

Alleanza di Secondigliano
Alleanza di Secondigliano

Meglio che vai tu che sei lo zio, altrimenti mando gente mia“. Ciccio Mallardo sta tutto in questa frase, intercettata dal Ros dei Carabinieri e finita in polpa al blitz anti camorra che due giorni fa ha stroncato l’Alleanza di Secondigliano con oltre 120 arresti e il sequestro di una vagonata di milioni di euro. Se infatti di Licciardi e i loro sodali erano giunti al punto di crearsi una vera “vip list” all’interno dei Cup ospedalieri, coltivando la contempo i loro sogni di magliari ingrande stile e gestendo la droga del nord est, i rognosi alleati di Giugliano avevano fiutato da tempo l’aria e deciso che parte del loro sconfinato patrimonio dovesse andare a fruttare sotto il sole dei Caraibi, a Santo Domingo.

Blitz contro l’alleanza di Secondigliano

Solo che i faccendieri investiti dal boss, passato dal carcere alla residenza coatta in Abruzzo ma loquace più che mai grazie ai cellulari fatti passare dai partner di guapparia, avevano traccheggiato troppo. La zona di Boca Chica, perla dominicana ad altissima espansione edilizia, sa annichilire ogni velleità di business con la sua vida loca. Ma Ciccio Mallardo, che non a caso porta il nome dello storico fondatore del clan che osò sposare la causa di Carmine Alfieri e andare in guerra contro Cutolo non ci è stato ed ha mandato un “gentile sollecito” a darsi da fare.

Da quando è sotto scacco della magistratura Mallardo ha sempre tenuto saldo in mano il bastone del potere. Ha nominato reggenti di fiducia ma li ha delegati sempre con la cura che si mette nel dare ad un generale potere sufficiente per agire ma non abbastanza per prenderselo tutto. Sua moglie, Anna Aieta, era il bouquet fra il mondo visto dalle sbarre e il mondo che le sbarre le evita. A nulla sono serviti i sequestri colossali che nel corso del tempo hanno limitato ma non compromesso la potenza economica del clan. Un ultimo scampolo di milioni Ciccio E’ Carlantonio aveva deciso di investirlo a Santo Domingo, un po’ perché i soldi lì fruttano, un po’ perché lì lo stato italiano non ci arriva o ci arriva tardi. Il 25 aprile del 2015 gli operatori del Ros intercettano la conversazione chiave. A Sulmona, dove di fanno ottimi confetti e dove Mallardo abita guardato a vista, arrivano il nipote Ettore Bosti e Vincenzo Tolomelli, proconsole del clan gemello dei Contini.

Con loro – per questioni di garanzia del super sodalizio che è finito sotto scacco e che deve esprimere un uomo per ognuno dei tre rami che lo compongono – c’è anche Antonio De Carluccio, delegato dell’Alleanza di Secondigliano e uomo di fiducia di Maria Licciardi, latitante da 48 ore. I quattro si riuniscono al cimitero, dove nessuno puo’ disturbarli e ci sono ampi spazi visivi per anticipare l’arrivo di auto delle FFOO. Mallardo dà un incarico a De Carluccio: andare a Santo Domingo e ordinare ai suoi nipoti di darsi da fare con i soldi messi a disposizione per gli affari immobiliari. Se non hanno combinato ancora nulla e, come il boss crede già da tempo, se ne stano in panciolle sotto le palme, devono immediatamente restituire l’intera somma, che in Campania ci ritornerà via Spagna, su uno dei tir che portano la droga dei Licciardi. La chiosa è truce come solo don Ciccio sa essere: il compito lui lo ha voluto affidare ad un uomo del clan alleato e per di più zio dei due birbantelli perché l’alternativa, che cioé Mallardo mandi uomini suoi a batter cassa, comporterebbe un approccio diverso al problema, diciamo più radicale.

Redazione CiSiamo
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