Bambini tolti ai genitori a Reggio Emilia, parla il papà mandato in carcere

Nuovo tassello nel caso dei bambini tolti (ingiustamente) ai genitori a Reggio Emilia. Ci potrebbe essere un collegamento con lo scandalo dei "diavoli della Bassa modenese".

Nuovo tassello nel caso dei bambini tolti (ingiustamente) ai genitori a Reggio Emilia. Nella giornata di venerdì 28 giugno, il Giornale ha riferito che ci potrebbe essere un collegamento tra questo nuovo caso, denominato “lavaggio del cervello” e lo scandalo dei “diavoli della Bassa modenese”. Era il 1997, e per due anni gli inquirenti sostennero che a Mirandola e Massa Finalese ci fosse una “setta satanica che violentava e uccideva i bambini”.

Bambini tolti ai genitori a Reggio Emilia

Lo scandalo partì dopo la segnalazione di un bambino che come conseguenza portò all’allontanamento definitivo di altri 16 bambini dalle loro famiglie. Tuttavia, i processi stabilirono che “non ci furono né riti satanici né omicidi”. Infine, sempre durante i processi, venne accertato che “le erronee tecniche di interrogatorio dei bambini avessero portato a far emergere falsi ricordi.”

In pratica, in quella occasione, un primo bambino, sentito dai servizi sociali, “denunciò” maltrattamenti subiti da parte dei propri genitori. Questo portò al suo allontanamento dalla famiglia e a quello di ben altri 16 piccoli, tutti tolti dalle braccia dei rispettivi genitori.

Il libro “Veleno” e il ruolo di Foti

Pablo Trincia, autore del libro “Veleno“, nelle cui pagine si parla dei “pedofili della Bassa”, ha indicato, nella giornata di giovedì 27 giugno, il possibile collegamento tra i fatti di ieri e i fati di oggi.

“La Procura di Reggio Emilia – ha scritto il giornalista su Twitter – avrebbe appena sventato un secondo caso Veleno. Hanno arrestato Claudio Foti, responsabile del Centro Hansel e Gretel di Torino. Lo stesso da cui provenivano le psicologhe che avete visto interrogare i bambini di Veleno. Foti aveva da tempo scritto contro di noi”.

Tale Foti, infatti, aveva difeso l’operato degli psicologi e assistenti sociali a lui sottoposti. Aveva anche lanciato una petizione contro Trincia e contro il libro Veleno. Il giornalista, sempre nella giornata di giovedì 27 giugno, ha ricordato l’ingiustizia subita da Federico Scotta. Quest’ultimo ha passato 11 anni in galera con l’accusa di essere ritenuto uno dei padri pedofili dei “diavoli della Bassa”.

Federico Scotta

A Federico Scotta e a sua moglie vennero tolte nel ’97 tre figlie. La prima aveva 3 anni, la seconda 6 mesi e la terza era appena nata. Queste tre bambine non hanno mai più rivisto il loro padre, finito in galera nel 2000 e uscito solo nel 2011. Ora, nel 2019, a quasi 23 anni dall’inizio di questa storia, avrà luogo, grazie alla ritrattazione delle accuse estorte dagli assistenti sociali, un nuovo processo.

Il bilancio di quella storia deve far riflettere tutti – ha riferito Federico Scotta -. Nessuno dei sedici bambini è più tornato a casa dai genitori. Nel corso delle indagini, concluse nel 2014 con l’assoluzione della maggior parte degli indagati, una madre si è suicidata gettandosi dal quinto piano e un parroco, accusato ingiustamente, è morto di crepacuore”.

Tre stelle per tre figlie

Federico ha visionato i video degli interrogatori dei bambini. “Le domande erano chiaramente suggestive e finalizzate a ottenere le risposte che avvalorassero una tesi precostituita, ma totalmente priva di fondamento. Con questo sistema io e tante altre persone siamo stati incastrati”.

Infine, Federico ha raccontato che, mentre era in prigione, da dietro le sbarre, guardava sempre tre stelle, cui aveva dato i nomi delle figlie. “A quelle stelle continuo a mandare un bacio ogni sera. Spero, un giorno, di poter baciare anche i miei figli”.

Redazione CiSiamo
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