Maria Licciardi, la madrina latitante dell’alleanza di Secondigliano

Maria Licciardi è la donna di punta della storica Alleanza di Secondigliano, decapitata stamane dal blitz dell'Antimafia.

Dal mazzo manca lei, “A ‘Piccerella”, al secolo Maria Licciardi, donna di punta della storica Alleanza di Secondigliano decapitata stamane dal blitz dell’Antimafia che ha squassato gli organici di uno dei clan più potenti dell’area metropolitana esterna di Napoli. Oltre 120 arresti e, secondo il Procuratore di Napoli Melillo, le mani in pasta nei settori chiave dell’economia cittadina.

Maria Licciardi

Tutto questo con una predilezione per l’omicidio malignamente “prog”, cioé direttamente proporzionale solo alla necessità estrema di ricorrervi, niente a che vedere con gli ammazzamenti truci e a volte gratuitamente fetish delle camorre aversane. Al centro e ai vertici di questo business furbo, illegale e sottotraccia c’era lei, Maria, la sorella minuta e sfuggente dello storico boss Gennaro Licciardi, “A Scigna”, morto in carcere per una setticemia mal curata e capostipite di un clan votato da sempre al dominio, non certo ai compromessi, tanto da portare il suo boss a prendersi a coltellate in carcere con i cutoliani, prendendosene sedici in pancia. Sbagliano coloro che hanno ravvisato nella figura di Maria l’eponimo della vaiassa Chanel della serie Gomorra.

Quest’ultima è tanto sguaiata, variopinta e impunita, per ovvie esigenze di sceneggiatura, quanto la vera “godmother” di Secondigliano è furba, bigia per scelta e maniacalmente accorta in ogni suo passo. Non è un caso che la Licciardi sia l’unica fra i presunti reggenti dell’Alleanza ad essere sfuggita agli arresti di stamane. La Chanel catodica se la sarebbero bevuta in un quarto d’ora , a volerci includere anche il tempo per le sue clamorose sedute di trucco pesante. Maria Licciardi ha già scontato, nei primi anni 2000, una pena al carcere duro, ma il 41 bis non ne ha affatto stroncato le velleità di comando.

Lei viene da una stirpe tosta, da un clan che negli anni d’oro, i ruggenti ’80 del cutolismo già preagonico, era temuto perfino dai potentissimi e spocchiosi malommi cittadini dei Giuliano, di cui i Liccardi furono capizona in periferia, dei Misso e dai “nobili punciuti” e allevatori di cavalli della Masseria Cardone, i blasonati Nuvoletta. Noblesse oblige, anche quando la noblesse non c’è e sei una criminale fatta e finita. Maria teneva i contatti con un noto avvocato che regolamentava il business degli immigrati, delle frodi assicurative, delle griffes false, della base logistica all’ospedale Don Bosco e che girava le richieste di cooperazione ai Malardo-Contini, giulianesi finiti anch’essi al centro del blitz.

Traffico di droga

La vocazione dei Licciardi è sempre stata quella del traffico di droga, secondo un core business che un anonimo capetto di Via Cupa dell’Arco con il vizio del poker e della pezzogna in umido, tal Paolo Di Lauro, avrebbe copiato e portato allo stato dell’arte, facendo diventare la periferia nord est di Napoli il più grande market della droga a cielo aperto d’Europa.

Grandi affari richiedono grandi attenzioni, specie in materia di inabissamento se le cose si mettono male, e Maria Licciardi, sorella di un paranoico patologico, mafioso affiliato a Cosa Nostra e seguace del detto “chinati giunco quando passa la piena”, di queste regole base ne ha saputo fare una regola di vita tanto efficace da fargliele applicare in maniera istintiva e pignola come il battere delle ciglia.

Nel corso degli anni l’Alleanza secondiglianese aveva perso molto dello smalto e del prestigio iniziale; colpa delle paranze, le maledette paranze di ragazzini che della “camurria” hanno ormai un’idea chiassosa, pistolera e rombante come gli scooter modificati in sella ai quali scorrazzano intorno alla vecchia “167” e alle Vele di Scampia, giù giù fino al Rione De Gasperi, casa Sarno, dove, griffatissimi, urlano la loro delinquenza in faccia alle volanti invece di dissimularla. Maria “A ‘Piccerella” è intanto latitante e ricercata in tutta Italia da qualche ora. Trovarla non sarà affatto impossibile, ma se qualcuno in Procura a Napoli spera che sia facile si sbaglia di grosso come chi ha voluto vedere in lei le sciantose fattezze di Chanel. Lei, Maria, la sorella della “Scigna”, non veste colori, lei è grigia.

Redazione CiSiamo
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