Giulio Regeni: i genitori chiedono il ritiro degli ambasciatori dall’Egitto

I genitori di Giulio Regeni hanno scritto una lettera per chiedere che vengano ritirati gli ambasciatori dall'Egitto e il Paese sia dichiarato non sicuro

Giulio Regeni
Giulio Regeni

I genitori di Giulio Regeni scrivono una accorata lettera ai deputati delle Commissioni Esteri di Montecitorio e del Bundestag tedesco, chiamato in causa perché la Germania ha ospitato un recente incontro sul ricercatore ucciso al Cairo. Nello scritto i congiunti di Giulio chiedono tra l’altro, di richiamare gli ambasciatori dall’Egitto. Siamo Paola e Claudio Regeni” si legge nello scritto in stralcio, “genitori di Giulio, vittima, il 25 gennaio 2016 di sparizione forzata e, nei giorni successivi, di tortura ed uccisione”.

La lettera dei genitori di Giulio Regeni

“Nostro figlio si trovava a Il Cairo per svolgere una ricerca di tipo economico-sociale per l’Università di Cambridge. La tragedia di Giulio è ormai conosciuta in tutto il mondo e da tre anni e mezzo lottiamo perché sia fatta chiarezza sulla sua cattura e sulla sua uccisione. Chiediamo una verità processuale nei confronti di chi ha deciso sul destino della sua (e delle nostre) vite, di chi lo ha torturato, chi ha sviato le indagini, chi ha permesso e permette tutto ciò. Su Giulio sono stati violati tutti i diritti umani, compreso il diritto di tutti noi ad avere verità. Crediamo che Giulio, sua sorella, i suoi genitori, i suoi amici ed i cittadini debbano potere esercitare il diritto alla verità e ottenere giustizia”.

“Riteniamo sia molto importante l’evento di Berlino”, spiegano poi i signori Regeni “per mantenere la giusta attenzione su quanto accaduto a Giulio (e quanto continua ad accadere a molti Giulio europei e egiziani) e seguiremo con attenzione i passi successivi e le azioni concrete, intraprese verso l’obiettivo della verità e giustizia. Il fatto che l’evento si svolga a Berlino è per noi motivo di commozione: Berlino era una delle città del cuore di Giulio, l’aveva visitata più volte, parlando tedesco, nell’estate del 2011, aveva svolto uno stage in un istituto di ricerca. Ora a Berlino, in Marienburgher Strasse, c’è un murales, a lui tristemente dedicato. Pertanto, tramite il presidente della Camera Roberto Fico che ci ha dimostrato fin dal primo istante concreta e affettuosa vicinanza vi chiediamo di non lasciarci soli nella nostra pretesa di verità“.

La richiesta

Giulio era un cittadino europeo” chiosa lo scritto a metà fra malinconia e decisione, “e merita l’impegno di tutte le nostre istituzioni. E questo impegno potrebbe concretizzarsi in azioni urgenti e congiunte: dichiarare l’Egitto Paese non sicuro e richiamare i nostri ambasciatori potrebbe essere un segnale forte di pretesa di rispetto dei diritti umani”.

Redazione CiSiamo
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