Bernardo Raimondi: “Ho denunciato i miei usurai, oggi vivo di elemosina”

Bernardo Raimondi ha denunciato i suoi usurai, ma da quel momento è rimasto completamente solo e oggi è costretto a vivere di elemosina.

Bernardo Raimondi
Bernardo Raimondi

Bernardo Raimondi è un artigiano. Da piccolo imprenditore, quando ha dovuto affrontare le prime difficoltà, si è rivolto alle organizzazioni criminali, che prima gli si sono presentate con il volto migliore. Il volto di chi ti aiuta, ma poi ti presenta un conto salatissimo. Bernardo ha poi avuto il coraggio di denunciare, ma – come spesso accade a chi denuncia le mafie – si è poi ritrovato da solo, senza neanche il sostegno delle istituzioni.

La storia di Bernardo Raimondi

Bernardo Raimondi è uno statuista e presepista. L’unico della Sicilia, come lui stesso ci ha raccontato, che fa vedere dal vivo come si fanno le statuette a mano con l’argilla. “Faccio questo mestiere da 43 anni, con amore e con passione, oltre che per bisogno. – racconta – Nel 2003 sono però cascato nelle mani degli usurari. Dovevo urgentemente ristrutturare casa e le banche mi avevano chiuso i rubinetti. Si sono presentate a me queste persone, che sapevo che erano degli usurai. Io però credevo di riuscire a restituire tutto per tempo e con abbastanza facilità”.

Tuttavia, i piani di Bernardo vengono scombussolatati da alcune gravi vicissitudine familiari. Bernardo vede morire suo figlio, vede morire suo fratello e deve badare a sua moglie che si è ammalata. “A questo punto ho dovuto ritardare i pagamenti. – continua – Da qui è andato tutto per il peggio. Io non ce l’ho fatta più. Ho dovuto vendere la casa, poi ho chiuso l’attività, licenziando tutti. Il negozio che avevo a Palermo è stato pignorato dalle banche ed è stato venduto all’asta per una cifra di molto inferiore al suo valore.

La scelta di denunciare

“Si dice che denunciare sia sempre la cosa migliore – spiega Bernardo – ed è vero. Tuttavia, all’atto pratico, non è così facile. Gli usurai avevano iniziato a minacciare mia moglie, mia figlia. Ho avuto la forza di denunciare queste persone solo dopo qualche anno. Le ho fatte arrestare nel 2006 e il processo è finito nel 2013. Queste persone però sono già fuori, quindi non so cosa sia servito.”

Bernardo, inoltre, non solo ritiene di non aver avuto giustizia dal processo, ma denuncia anche tutti gli atti di intimidazione ricevuti mentre questo era in corso. “Mi hanno messo una bomba in casa, mi hanno sparato, anche se non per uccidermi ma solo per farmi paura, e mi hanno tagliato le gomme della macchia.”

Bernardo Raimondi: “Ho perso tutto”

Dopo aver denunciato, e dopo la conclusione del processo, tuttavia, i guai per Bernardo non sono finiti. “Ho perso amici – continua -, perso parenti, perfino la mia famiglia. Sono rimasto completamente solo. Ho perso tutti perché non erano d’accordo con la mia intenzione di denunciare. L’ho detto anche al giudice. Oggi viene stimato di più un boss, che porta voti e porta ricchezza, che un testimone di giustizia, che porta paura e porta povertà”.

Bernardo si è poi sentito abbandonato anche dallo Stato. “Durante il processo avevo la macchina della polizia sotto casa. Dopo il processo mi hanno dato un po’ di soldi, ma una cifra ridicola. Io ho avuto un danno di oltre 300 mila euro e mi hanno dato 28 mila euro. Con questi soldi non ho potuto aprire un nuovo laboratorio. Ora vado avanti elemosinando“.

Qualche hanno fa Bernardo è stato aiutato da Papa Francesco che gli ha donato mille euro. Ha anche ricevuto una medaglia dalla Boldrini che gli ha anche permesso di fare una piccola esposizione alla Camera. “Sono stati aiuti che mi hanno dato modo di tirare avanti. Un aiuto concreto, secondo me, sarebbe permettermi di entrare nelle scuole, a insegnare a fare progetti di artigianato. Mi piacerebbe anche che le mie creazioni entrino nei negozi turistici, al posto degli oggetti cinesi. Io non voglio altro che lavorare. Sono stanco di chiedere la carità”.

La nuova vita di Bernardo Raimondi

Ora, Bernardo, come ha detto lui stesso, va avanti praticamente elemosinando. “Devo ringraziare mio padre, che a 93 anni mi dà i soldi per pagare l’affitto. Riesco a produrre qualche cosa e spesso vado davanti alle chiese a cercare di vendere gli oggetti che creo. Non sempre però mi è consentito. Molti parroci infatti non mi vogliono davanti alle chiese. Io sopravvivo grazie a qualche amico di Facebook che ogni tanto mi compra qualcosa. Faccio statuette, presepi, pezzi di arredamento e altri oggetti.” Chi vuole aiutare Bernardo può infatti comprare i suoi oggetti dalla pagina Bennardo Mario Raimondi.

Redazione CiSiamo
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