Cella del “pasticcere di Zagaria” perquisita 14 volte: è pericoloso

Troppi contatti con i Casalesi, duraturi e forti. Per questo motivo la Cassazione ha tenuto in carcere il “pasticciere di Zagaria”, al secolo Giuseppe Santoro.

Michele Zagaria
Michele Zagaria

Troppi contatti con i Casalesi, duraturi e forti. Per questo motivo la Cassazione ha tenuto in carcere il “pasticciere di Zagaria”, al secolo Giuseppe Santoro, arrestato per aver favorito al latitanza del boss dei boss della camorra aversana mettendogli a disposizione come rifugio uno dei suoi laboratori di pasticceria. Tanto contiguo con il clan sarebbe ancora Santoro, che la sua cella nel carcere di Carinola di Sessa, nel Casertano, era stata perquisita 14 volte in un anno scarso.

“Pasticcere di Zagaria”

Purtroppo la possibilità che sia pur detenuto l’uomo potesse avere ancora contatti e tessere trame con i “malommi” della camorra casalese è concreta, questo almeno ritengono i giudici con la stola di ermellino di Piazza Cavour a Roma. Dal canto suo Santoro aveva chiesto i domiciliari, prima al Magistrato di Sorveglianza, che in punto di diritto aveva risposto picche, ritenendo l’imprenditore “socialmente pericoloso”, poi in altre sedi.

Nelle more di quel ping pong con gli istituti giudiziari che potessero dare sollievo alla sua detenzione, Santoro era stato rinviato a giudizio per intestazione fittizia di beni ed era entrato di nuovo in tacca di mira della Dda, stavolta di Bologna, che aveva rilevato come in merito a quel procedimento fosse “emersa l’attualità dei contatti del ricorrente con la criminalità organizzata”. Contatti tanto stretti da spingere gli inquirenti a mettere a soqquadro la cella di Santoro più volte e i togati in rosso della Suprema a negargli l’uscita dal carcere.

Redazione CiSiamo
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