Sorelle disabili umiliate in aeroporto a Bologna: “Trattate come bestie”

Due sorelle disabili, fondatrici di "Liberi di Fare", hanno denunciato un'umiliazione che hanno vissuto in prima persona. "Siamo state trattate come bestie strane".

Elena Paolini e Maria Chiara Paolini, sorelle disabili umiliate all'aeroporto di Bologna
Elena Paolini e Maria Chiara Paolini, sorelle disabili umiliate all'aeroporto di Bologna

Due sorelle disabili, fondatrici di “Liberi di Fare“, hanno denunciato un’umiliazione che hanno vissuto in prima persona. “Siamo state trattate come bestie strane”, hanno tuonato. “Questo weekend – racconta una delle due ragazze – dall’aeroporto di Bologna non ci hanno fatto volare. Io e Chiara eravamo state selezionate per frequentare una Summer School di una settimana in Irlanda, il cui argomento era Legge e disabilità: ironico, no? In ogni caso, ce la stiamo perdendo. Non ci è ancora del tutto chiaro il perché ci abbiano negato l’imbarco due giorni di fila. Non ci è chiaro cosa abbia fatto emergere dei problemi così insormontabili, considerate tutte le volte che abbiamo volato”.

Sorelle disabili umiliate in aeroporto a Bologna

Quello che è chiaro è che le persone disabili non vengono trattate come veri clientihanno continuato -. Si ci aspetta che ci genuflettiamo costantemente e che non abbiamo cognizione dei nostri diritti“.

Le due ragazze in seguito hanno sviscerato tutte le difficoltà incontrate all’Aeroporto Marconi di Bologna. “Il primo giorno, sabato, al check-in ci hanno presentato tre motivi per cui non avremmo potuto volare. Con tanto di dita alzate per indicare i numeri, numero uno, numero due, numero tre: le batterie delle carrozzine, la preoccupazione per quale posizione potevamo assumere sul sedile e il fatto che non avevamo mandato la documentazione in anticipo”.

A questo elenco le due hanno però ribattuto: “Le batterie avevano ricevuto l’approvazione per volare dalla compagnia aerea, informata per email. Eppure lì al check-in ci continuavano a dire che non andavano bene. Alla richiesta del perché, non sapevano rispondere e cambiavano argomento. Riguardo alla posizione in aereo, noi di solito viaggiamo stese, ma stavolta ci hanno detto che non era permesso. Però possiamo anche stare sedute durante il volo, anche se con molto meno comfort, ed eravamo pronte a farlo. Ma non ci hanno creduto, hanno chiesto un certificato medico che lo attestasse e noi glielo abbiamo fornito. Non gli andava ancora bene. Dovevamo contattare la compagnia per email e compilare un lungo modulo per farci dire da un medico in Germania se eravamo idonee a volare. Ma a quel punto ci era finito il tempo“. 

La documentazione in anticipo

Le due sorelle hanno avuto anche pronta una risposta sulla documentazione che, a dire dai responsabili dell’aeroporto avrebbero dovuto fornire in anticipo. “Non ci hanno saputo dire chiaramente che cosa avremmo dovuto mandare. Ho chiesto quale documentazione, visto che le informazioni richieste quando viaggi con una carrozzina elettrica erano state mandate al momento della prenotazione. ‘Eh, tutto il possibile’, mi hanno risposto, rimanendo sul vago. Forse si aspettavano che, essendo disabile, ho necessariamente miliardi di documenti, o me li devo inventare?.

Come parlare a un muro. “A ogni nostra risposta logica che smantellava i loro argomenti arrivava un’altra obiezione, a cascata, facevano a gara a chi la diceva più grossa. Persino rimproveri sul fatto che le schede tecniche delle batterie se mostrate dal cellulare non erano valide perché dovevano essere cartacee, o dubbi sulla nostra competenza linguistica in inglese“.

“Questa è discriminazione”

Non potendone più, le due ragazze hanno tuonato dicendo che per loro quella “era discriminazione”. Ma a questo punto un responsabile avrebbe detto: “Eh no, eh no, non è vero, non chiamarla discriminazione, non è corretto che mi dici così, lo dici per attaccarti a qualcosa. Se dici così me ne posso anche andare”.

“Il primo giorno – concludono le ragazze -, ci hanno detto che la colpa era della compagnia aerea. Ma il giorno dopo, quando abbiamo prenotato con un’altra compagnia, è apparso chiaro che l’impedimento veniva (anche) dall’aeroporto”. Il bilancio del triste episodio per le due ragazze è “due voli persi, una notte in hotel, ore di attesa, la testa riempita di stronzate. Siamo state trattate con paternalismo e arroganza, come casi medici, patologizzate, guardate come bestie strane. Ci sono state lanciate motivazioni confuse e contraddittorie, mentre ci facevano pesare il fatto stesso che eravamo lì. Passa il messaggio molto chiaro che se sei disabile tu con il tuo corpo sei un problema, un cliente di serie B a cui puoi dire qualunque cavolata senza conseguenze, con cui puoi giocare a fare i medici e i poliziotti. E questo il livello a cui si arriva con i clienti disabili”

Redazione CiSiamo
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