Carceri al caldo con l’acqua razionata e giallastra: scoppia il caso

Nelle carceri italiane si muore di caldo e l'acqua è troppo spesso razionata, quando non carente in sé per annosi e irrisolti problemi di distribuzione.

Carceri italiane
Carceri italiane

Nelle carceri italiane si muore di caldo e l’acqua è troppo spesso razionata, quando non carente in sé per annosi e irrisolti problemi di distribuzione, e il meteo torrido di questi giorni non migliora certo la situazione, con sempre più detenuti vittime di malori, disidratazione e patologie figlie della scarsissima igiene, alla faccia dell’articolo 27 della Costituzione. E’ il caso del carcere di Santa Maria Capua Vetere, preso in esame da un ottimo approfondimento di Caserta News, in cui “i detenuti devono fare ancora i conti con la carenza idrica, che li costringe ad avere solo 2 litri di acqua, a volte di un colore giallastro“.

La denuncia è arrivata senza mezzi termini dal deputato del M5S Antonio Del Monaco, reduce da una visita presso la casa circondariale campana. “Rispetto a un cronoprogramma – si legge nella nota – che prevedeva il termine del collaudo (e quindi l’effettiva conclusione dei lavori) a luglio 2019 la realtà riscontrata appare completamente diversa: ad oggi non c’è ancora una ditta vincitrice di una gara di appalto che possa dare il via ai lavori; lavori che, ovviamente necessiteranno di altro tempo. Perché siamo ancora a questo punto? Perché si è sprecato un anno? Scriverò una lettera – a questo punto Del Monaco fa i nomi e i cognomi – ai sindaci di Santa Maria Capua Vetere (Antonio Mirra) e San Tammaro (Ernesto Stellato) perché è una situazione vergognosa. La direzione del carcere al momento riesce a fornire gratuitamente ogni detenuto di una bottiglia da 2 litri di acqua in più per le loro esigenze; l’acqua dei rubinetti viene da un pozzo, una cisterna periodicamente sottoposta a controllo, ma piuttosto inadeguata, poiché molto spesso l’acqua erogata ha un colore giallo scuro, indice di detriti ferrosi e non solo. Ma non è tutto – chiosa il deputato pentastellato – altre due questioni vanno risolte: il nauseante olezzo che rende l’aria irrespirabile proveniente dall’impianto di trattamento dei rifiuti (Stir), ubicato proprio dinanzi al carcere, nel quale vivono più di 1000 detenuti, oltre al personale penitenziario che vi lavora”.

Redazione CiSiamo
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