Caso Cucchi, i periti: “Senza la frattura Stefano non sarebbe morto”

Stefano Cucchi era denutrito, con la vescica enormemente dilatata e con una frattura sacrale che avrebbe accelerato, quando non addirittura determinato, la sua morte.

Caso Cucchi
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Stefano Cucchi era denutrito, con la vescica enormemente dilatata e con una frattura sacrale che avrebbe accelerato moltissimo, quando non addirittura determinato, l’inattività della vescica stessa e quindi la sua morte. Sono queste per sommi ma inequivocabili capi le conclusioni che i periti nominati a suo tempo dal Gip hanno tratto e portato in aula nel corso dell’udienza di oggi relativa al processo bis per l’omicidio del geometra romano.

Caso Cucchi: “Senza la frattura non sarebbe morto”

Si metterebbero dunque male le cose per i cinque carabinieri imputati, anche da un punto di vista tecnico peritale. Cucchi sarebbe morto improvvisamente perché “affetto da epilessia”, ma le concause, almeno secondo la parte che ha relazionato oggi in aula, parlano la lingua delle azioni meccaniche che, a quel decesso, avrebbero concorso in maniera empirica. “L’ipotesi secondaria è, infatti – come riporta Lettera 42 – la frattura traumatica sacrale. In entrambi i casi, una delle concause è la dilatazione abnorme della vescica che avrebbe provocato problemi cardiaci. Un’altra concausa può essere l”inanizione’ (malnutrizione, ndr) con conseguente calo ponderale”.

Al di là di certezze sulla sui valenza giuridica bisognerà attendere le controdeduzioni, i periti hanno detto che “se non ci fosse stata la lesione il soggetto non sarebbe stato ospedalizzato. Cucchi era immobile nel letto e non riusciva più a muoversi per la frattura. Se non fosse stato in questa condizione, non avrebbe avuto una vescica atonica, ma avrebbe avuto probabilmente lo stimolo alla diuresi. Dunque se non avesse avuto la frattura, Cucchi non sarebbe stato ospedalizzato e probabilmente la morte non sarebbe occorsa o sarebbe sopraggiunta in un altro momento”. Lapidaria la sorella Ilaria: “Ci sono voluti 10 anni – sono invecchiata in queste aule di tribunale e finalmente oggi per la prima volta sento un perito affermare che se Stefano non fosse stato vittima di quel pestaggio che gli ha causato quelle lesioni, non sarebbe mai finito in ospedale e quindi non sarebbe mai morto”.

Redazione CiSiamo
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