Un patto tra mafia e camorra per spartirsi il Lazio

L'operazione antimafia "Equilibri" ha messo in luce attraverso una serie di intercettazioni un patto tra mafia e camorra per spartirsi il Lazio

guardia giurata spara a un 13enne
guardia giurata spara a un 13enne

Blitz antimafia “Equilibri”, la mappa del patto fra mafia e camorra in una pletora di intercettazioni. “Gli dici, guarda in base a quello che hai chiesto, siccome sta provvedendo a trovarti anche la seconda (…). La sua personale ti sta mandando e ti chiede una cortesia, in cambio di due pistole anche sporche, Corrado ce ne mandi due, una automatica e una a tamburo (…) Perché io le devo adoperare (…). Non voglio lasciare bossoli a terra”. La polpa criminale dell’operazione “Equilibri” in quattro righe di intercettazione telefonica dell’Antimafia.

Il patto tra mafia e camorra per spartirsi il Lazio

Una polpa che per la prima volta da decenni ormai, dai tempi dei Nuvoletta, di Bardellino e del contrabbandiere Zaza, sancisce un fine organico e comune fra mafia siciliana e camorra campana, camorra casalese. Sul’asse Catania-Roma gravitavano gli interessi di una cosca, quella di Alessandro Fragalà e di un clan, quello bufalaro dell’ala capitanata da Corradino De Luca. La torta era il Lazio, con Roma epicentro e armi. Droga e investimenti nel mattone erano gli ingredienti di quella che gli inquirenti hanno definito una vera e propria fusione fra organizzazioni. La cosca dei Fragalà da tempo non ha più il suo core business in Sicilia, lo ha spostato nel Lazio. Lì, nella terra che i Casalesi avevano colonizzato per primi assieme al “punciuto” Pippo Calò che preferiva cutoliani e ragazzi di mala della Magliana, era nata l’esigenza di fare affari insieme, mafiosi e camorristi, tutti assieme appassionatamente. E ingordamente, secondo gli inquirenti della Dda.

L’ordinanza

Si legge nell’ordinanza che ha portato agli arresti dei sodali a quel “fritto misto di malommi”: “La relazione tra le organizzazioni si costituisce, nel tempo, su un piano di parità. Il raccordo operativo era rappresentato da Santo D’Agata mentre la compagine campana era rappresentata, oltre che da Corrado De Luca stesso, dai suoi emissari Vincenzo Di Lauro e Emiddio Coppola, detto ‘Emilio’ e Nicola Diana, inteso (cioè chiamato fra quelli che sono la stessa cosa, gli affiliati) ‘U Mancin’. La collaborazione tra i due sodalizi comprendeva l’uso della forza di intimidazione dei Fragalà per la risoluzione di problematiche maturate in ambito criminale in territorio laziale e riguardanti persone di interesse del clan campano; la creazione di sinergie per investimenti immobiliari e commerciali in Italia e all’estero e la partecipazione dei casalesi a viaggi e incontri in Sicilia per la trattazione di affari o interessi illeciti”.

Tra luglio e settembre 2014 il Grande Fratello della Procura mette in tape ben 304 contatti telefonici tra i componenti del clan Fragalà e i casalesi. “In una prima fase il rappresentante di Corrado De Luca presso i Fragalà era Vincenzo Di Lauro che però viene destituito a causa di frizioni interne ai casalesi, ruolo che verrà dunque assunto ad agosto del 2015 da “Emilio” Coppola”. La sua promozione è riassunta in un frame di intercettazione inquietante quanto emblematico, con Fragalà che di fatto investe il suo uomo: “Oggi rivesti un ruolo particolare. Corrado ti ha reso responsabile e ogni qualsiasi cosa la devi riferire a me e a Santo”.

Droga e armi

La droga era uno dei capisaldi degli affari fra i due gruppi: 400 chilogrammi di hashish dalla Spagna, ad esempio, vennero movimentati grazie alle entrature che i Fragalà avevano in terra iberica. E da lì viaggi, tanti viaggi: “Ben 4 nel bimestre giugno agosto del 2014″. Dopo la scarcerazione del capofamiglia Alessandro nel 2015, gli inquirenti ricostruiscono, attraverso le intercettazioni telefoniche, la detenzione e l’offerta in vendita di un quantitativo di hashish e marijuana pari a 200 chilogrammi, parte del quale destinato a una ‘famiglia palermitana operante nel quartiere di Ciaculli’. (Fonte Catania Today).

Ancora una volta le intercettazioni danno conforto alla linea requirente: “Sto ragazzo dice che vuole duecento chili alla settimana, dice se si può portare direttamente là cosi evitiamo di fare queste cose, gli ho detto il trasporto lo fate voi o lo volete da noi?”. E poi le armi, necessarie, utili quando cambiavano regione, offerte per sanare i contrasti di ciascun gruppo in seno al territorio di origine, secondo un comparaggio stretto emerso “per soddisfare le reciproche necessità di disporre di armi pulite, (vale a dire mai utilizzate per la commissione di delitti) o di sporche, in funzione dell’uso a cui erano destinate”.

Redazione CiSiamo
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