Luigi De Ficchy ripone la toga: sconfisse la Banda della Magliana

Va in pensione Luigi De Ficchy, il primo procuratore che ebbe coraggio, tigna e argomenti procedurali per parlare di mafia nel Lazio.

Luigi De Ficchy
Luigi De Ficchy

Va in pensione Luigi De Ficchy, il primo procuratore che ebbe coraggio, tigna e argomenti procedurali per parlare di mafia nel Lazio. Tanti di quegli argomenti da istruire il primo clamoroso processo contro la Banda della Magliana, gettare un faro potente nell’allora “Porto delle Nebbie”, il chiacchieratissimo tribunale di Roma del giudice Vitalone, puntare per primo Massimo Carminati con raccordo fra mala, imprenditoria e destra eversiva e scardinare i primi tentativi delle camorre Casalesi di colonizzare il Basso Lazio.

Luigi De Ficchy ripone la toga

Ce n’è di che riconoscere, nel palma res di questo magistrato schivo e poco propenso ai clamori, il grip del requirente di razza. De Ficchy è andato in pensione il primo giugno, dopo aver guidato la Procura di Perugia che proprio recentemente aveva decapitato la giunta regionale umbra e indagato su Luca Palamara nello scandalo giudiziario della parte togata in seno al Csm. Decenni fa De Ficchy era un tignoso sostituto procuratore chiamato a far parte di uno dei primi pool antimafia del paese, quello che a Roma veniva chiamato pool stupefacenti (fonte Articolo 21).

Fu lui a raccogliere per primo le dichiarazioni del pentito della Banda della Magliana Fulvio Lucioli (Il Sorcio nell’onomatopea romanzata del collega De Cataldo) che, dal suo spaccificio di Vitinia, decise di vuotare il sacco sugli affari di droga e sugli ammazzamenti dei “bravi ragazzi” di Acilia, Trastevere, Testaccio, del Bar Chiabrera e del Fungo all’Eur. Lui disegnò per primo quel profilo associativo, all’epoca ritenuto scomodo e forzato, in cui racchiudere organicamente l’insieme delle gesta criminali della banda.

I grandi “nemici”

De Ficchy ebbe due grandi “nemici”: i Tribunali del Riesame e soprattutto la Cassazione del giudice “ammazza sentenze” Corrado Carnevale. Intuì l’importanza del canale degli stupefacenti per tracciare i movimenti economici, come Boris Giuliano e poi Falcone in Sicilia. Entrò nella Direzione Nazionale Antimafia e da lì iniziò a scrutare nelle dinamiche economiche del Basso Lazio, intuendo che proceduralmente bisognava cercare prove provate o conducibili a dibattimento (erano gli anni della riforma del Codice – ndr) del fatto che i clan camorristici non incombevano più da sud verso Roma, ma a Roma, Frosinone e soprattutto Latina ci erano già arrivati (e i fatti gli diedero ragione con la grande ondata dei Bardellino che colonizzò, letteralmente Formia e il Pontino sud).

Bussò forte, da Procuratore capo di Tivoli, alla porta della Regione Lazio per denunciare il fenomeno dell’abusivismo edilizio sistemico e per primo parlò di “gestione criminale del territorio”. In quel caso non ce l’aveva con i malavitosi patentati, ma con la politica, di cui seppe sempre intuire in anticipo appetiti e usta criminogena. A noi non resta che sussurrare un grazie a questo magistrato con i cosiddetti talmente grossi da lasciare a noi il clamore di celebrarne il meritato riposo. Luigi De Ficchy infatti, in pensione ci è andato paro paro come ha applicato la Procedura: in silenzio ma graniticamente convinto di ciò che faceva.

Redazione CiSiamo
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