Omicidio del piccolo Gabriel, “scontro fra consulenti della difesa”

Guerra fra consulenti delle difese nel caso dell'omicidio del piccolo Gabriel Feroleto, il bimbo di 3 anni ucciso ad aprile in provincia di Frosinone.

Gabriel Faroleto
Gabriel Faroleto

Guerra fra consulenti delle difese nel caso dell’omicidio del piccolo Gabriel Feroleto, il bimbo di 3 anni ucciso ad aprile in provincia di Frosinone e per la cui brutale morte sono indagati e incarcerati la madre, Donatella di Bona e il di lei compagno, Nicola Feroleto. Dopo l’ennesimo rimpallo di accuse fra i due amanti che, il pomeriggio del delitto, pare fossero impegnati in un tentativo di fare sesso disturbato dal pianto del piccolo e sfociato nell’orrore della sua uccisione, a dire la sua è il criminologo Carmelo Lavorino. Quest’ultimo è consulente della difesa di Donatella Di Bona, la madre accusata di omicidio volontario dalla Procura di Cassino.

Omicidio del piccolo Gabriel

Lavorino non ha gradito le esternazioni su un rotocalco specializzato della collega Roberta Bruzzone, che è consulente sempre per la difesa ma di Nicola e in merito alle deduzioni di quest’ultima sull’allocazione degli indagati su luogo ed ora del crimine non le ha mandate a dire. “Occhio ai sofismi e agli stratagemmi della logica: il padre della vittima era presente sulla scena del crimine”. Così esordisce Lavorino in un post su Facebook. “Ho saputo che la dottoressa Roberta Bruzzone – spiega il criminologo – nel settimanale Giallo (dove è opinionista-collaboratrice con una propria rubrica) scrive che ‘sarà importante indagare la personalità della madre del piccolo’ e che ‘l’unica cosa certa a oggi è che quando Gabriel è morto almeno lei era sicuramente col figlioletto’. Ritengo e dichiaro – sostiene Lavorino – che trattasi di abile sofisma dialettico e di spostamento dei dati oggettivi, perché occorre assolutamente indagare anche sulla personalità di Nicola Feroleto, padre del bambino e tenere conto che con assoluta certezza al momento del crimine e sulla scena del crimine era presente anche lui: stazza imponente e pesante almeno 90 kg contro i 38 della Di Bona. Ciò cambia la situazione, le dinamiche esecutive e criminali, i moventi e il contesto, il ruolo e le azioni dei due protagonisti della vicenda. Sicuramente – conclude Lavorino – chi ha mentito fornendo un alibi falso è proprio Nicola Feroleto, sicuramente Donatella Di Bona è una povera vittima succube di chi ha mentito. Non scherziamo con la verità dei fatti”.

E neanche con la silenziosa austerità che dovrebbe appartenere all’esercizio attivo della giustizia, ci verrebbe da dire a voler contare questi continui duelli stragiudiziali fra consulenti, figure cioè che concorrono tecnicamente alla ricerca di una sola verità di parte e che dovrebbero farlo solo con l’esperimento attivo delle loro specifiche professionalità in ambiti altrettanti specifici. Sono loquaci lame incrociate che ormai ingombrano pagine di rotocalchi, pagine social e trasmissioni morbo tematiche; insomma, tutto meno i luoghi ove la prova naturalmente e legittimamente matura, cioè il dibattimento.

Redazione CiSiamo
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