Magistrati indagati, il Csm è a pezzi, Ermini: “Riscattiamoci con i fatti o saremo perduti”

Il caso dei magistrati indagati fa a pezzi il Csm, che dopo l'autosospensione di Luca Palamara perde altri 4 togati che si sospendono

magistrati indagati
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Il caso dei Magistrati indagati a Perugia per corruzione fa letteralmente a pezzi il Consiglio Superiore della Magistratura. Dopo la sospensione di Luca Palamara, indagato insieme a Stefano Rocco Fava e Luigi Spina, si sono auto sospesi anche Corrado Cartoni e Antonio Lepre, non indagati ma coinvolti nella vicenda. A loro si sono aggiunti nella sera del 4 giugno anche Gianluigi Morlini, di Unicost, e Paolo Criscuoli di Mi.

Magistrati indagati, il richiamo del Vicepresidente del Csm

E in questo frangente parla David Ermini, Vicepresidente del Csm, che parla di un “passaggio delicato”, che richiede una reazione forte e immediata. O si riscatta “con i fatti il discredito che si è abbattuto su di noi o saremo perduti”. Senso di responsabilità, dunque. Ma anche un richiamo alla compattezza, come ricorda Piercamilo Davigo, che ha apprezzato la posizone unitaria su cui tutti i consiglieri si sono ritrovati facendo prevalere allo “spirito di appartenenza o di fazione” la “tutela dell’Istituzione”.

Al centro delle riflessioni di Ermini, invece, anche il tema delle nomine ai vertici degli uffici. Nomine “trasparenti”, compiute “fuori da logiche spartitorie“. E che devono essere preservate dalle “degenerazioni correntizie” e dai “giochi di potere“, che costituiscono il fulcro dell’inchiesta dei pm perugini. Ogni deciosione del Consiglio deve essere assunta “al riparo da interessi esterni”, solo per “assicurare l’efficienza e la conformità alla costituzione dell’attività giurisdizionale”, sotto la “guida illuminata” del Capo dello Stato.

Redazione CiSiamo
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