Delitto Mollicone 18 anni dopo: la sorella di Serena sarà parte civile

Consuelo Mollicone ha infatti deciso di affidare le sue tutele di parte lesa ancora una volta a un legale. Era già parte civile nel processo d'Assise.

Serena Mollicone
Serena Mollicone

Fra due giorni saranno trascorsi 18 anni esatti dalla scomparsa e dall’omicidio di Serena Mollicone, la 18enne studentessa di Arce, nel Frusinate, trovata incaprettata e con una busta a chiudere il capo in un boschetto della zona. Nelle ore in cui si aspetta il passo in vanti della Procura di Cassino in merito alla processabilità e alle misure cautelari per i cinque indagati per quel delitto, fra cui tre carabinieri, la sorella maggiore di Serena annuncia che sarà parte civile in un eventuale processo.

Delitto Mollicone 18 anni dopo

Consuelo Mollicone ha infatti deciso di affidare le sue tutele di parte lesa ancora una volta a un legale. Era già parte civile nel processo d’Assise che vide imputato e poi assolto nei tre gradi di giudizio il carrozziere Carmine Belli. Oggi, con la rinnovata fiducia in una indagine bis che pare aver profilato molto meglio dinamiche e attori di quel crimine, ha deciso che sarà l’avvocato cassinate Sandro Salera a curare le sue tutele legali.

La scelta è indicativa: a traino di una indagine proceduralmente molto più congrua e circostanziata la sorella della vittima ha deciso di ricorrere ai “calibri da marina”. L’avvocato Salera è infatti notoriamente un demonio d’aula e la sua scelta ha tutti i crismi di una “sfida finale”.

Gli indagati

Per l’omicidio di Serena, dopo la accurate e nuove indagini forensi condotte dalla tanatologa milanese Cristina Cattaneo, la magistratura ha indagato l’ex maresciallo dei Carabinieri della caserma di Arce, due suoi sottoposti, suo figlio e sua moglie. Differenti i profili penali indicati dalla procura, unico l’esito: fare luce su un cold case che, in questi giorni più che mai esige giustizia, con la mesta ricorrenza della scomparsa della ragazza.

Dopo la conclusione definitiva delle indagini, avvenuta nei mesi scorsi – spiega la famiglia di Serena in una nota pubblicata da Ciociaria Oggi – stiamo ora pazientemente aspettando che la procura di Cassino decida o meno di rinviare a giudizio i cinque indagati per l’omicidio di Serena”.

Una richiesta impellente che fa il paio con un piccolo e comprensibile refuso emozionale: non è la procura che decide per il rinvio a giudizio che può solo proporre, è il Gup che con il codice riformato stabilisce se un indagato merito o meno il processo d’aula. Lo scenario in cui sarebbe maturato il crimine, secondo la procura, sarebbe stato quello per cui Serena entrò in caserma per denunciare traffici pochi chiari del figlio del maresciallo, incappò in una sua reazione violenta, sbattè il capo contro lo stipite della porta e, agonizzante ma ancora viva, venne condotta nel boschetto dove sarebbe stata poi ritrovata, poi legata e incappucciata con una busta di plastica per simulare un delitto a sfondo malavitoso.

La ragazza sarebbe morta per anossia dopo poche ore dal trauma iniziale. Assieme a Consuelo c’è, come sempre l’indomabile papà di Serena, Guglielmo, che da 18 anni si batte affinché la verità sull’uccisione di sua figlia emerga nella sede naturale di un’aula di giustizia.

Redazione CiSiamo
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