Scontri a Casal Bruciato, identificato l’uomo che urlò “Ti stupro”

Continuano gli scontri a Casal Bruciato per le abitazioni concesse ai rom. Gli abitanti, aizzati da CasaPound, stanno da questa mattina presidiando via Sebastiano Satta.

Scontri a Casal Bruciato
Scontri a Casal Bruciato

Continuano gli scontri a Casal Bruciato per le abitazioni concesse ai rom. Gli abitanti, aizzati da CasaPound, stanno presidiando via Sebastiano Satta, per protestare contro l’assegnazione di una casa popolare a una famiglia di nomadi. “Li vogliamo vedere tutti impiccati – ha urlato qualcuno, mentre qualcun’altro incalzava: “Torni Mussolini”.

E ancora: “A mio nipote, quando avevo 11 anni hanno hanno puntato un coltello alla gola. Gli vogliamo vedere bruciati. Richiamiamo Mussolini? Magari”.

Scontri a Casal Bruciato

Imer Omerovic, il capofamiglia del nucleo a cui è stato assegnato la casa popolare, ha però risposto: «Andiamo a Casal Bruciato, è casa nostra». L’uomo ha lasciato il dipartimento politiche sociali e, scortato dalla polizia, è entrato in casa assieme a una parte dei suoi famigliari.

Durissime le reazioni degli abitanti. «Dovete andare via», hanno urlato i manifestanti. Le Forze dell’Ordine hanno quindi chiuso gli accessi al palazzo, proibendo perfino agli abitanti di entrare. «È una vergogna», hanno risposto gli inquilini. «Aprite così non mi fate andare a casa dai miei figli che sono soli».

Il capofamiglia ha parlato ai microfoni di Radio Cusano campus: «Stanotte i bambini avevano molta paura e piangevano. Una delle mie figlie sta male e l’ho portata nel campo nomadi dove abitavamo prima. Volevo portarla all’ospedale, ma lei mi ha detto di no, era in preda all’ansia e alla paura. Gli altri bambini che hanno dormito qui nell’appartamento hanno avuto paura e per tutta la notte non hanno dormito. Io vorrei restare, ma i miei figli non possono uscire giù, non possono fare niente, non posso portarli neanche a scuola.».

Insulti alla madre con il bambino

Gravi insulti sono stati rivolti anche alla madre che è entrata in casa portando in braccio sua figlia. «Ti stupro», ha urlato qualcuno. «Troia!» ha fatto eco un secondo. Infine il solito «Fate schifo!».

La famiglia continua a essere sotto assedio anche oggi, mercoledì 8 aprile. Però si è impuntata e non vuole lasciare l’alloggio. Per lasciare la casa la famiglia continua ad aver bisogno della scorta della polizia.

Identificato l’uomo che urlò “Ti stupro”

La Digos ha ipotizzato per i responsabili degli insulti i reati di minacce, istigazione all’odio razziale e violenza privata. Formalizzate anche alcune denunce, tra questi ci sarebbe proprio l’uomo che aveva urlato “Ti stupro, troia” alla rom mentre entrava nel palazzo. L’uomo parrebbe inoltre essere già stato identificato.

Redazione CiSiamo
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