Serena Mollicone, il papà se la prende con la politica: «mia figlia uccisa in un clima complice»

Il genitore di Serena Mollicone ha fortemente criticato l'operato di una parte della politica che non si è mossa per risolvere il caso della figlia uccisa.

Serena Mollicone, lo sfogo del padre
Serena Mollicone, lo sfogo del padre

Guglielmo Mollicone, il papà di Serena, uccisa nel 2001, “si schiera in politica” e dice la sua sulle elezioni amministrative di Arce, il paese dove sua figlia viveva e dove maturarono i presupposti del suo orribile omicidio. La premessa è d’obbligo: le affermazioni di papà Guglielmo sono da inquadrare nell’ottica di una “delusione” per un clima che, a suo tempo e a suo dire, avrebbe contenuto gli elementi di degrado da cui scaturì la sua personale tragedia.

Tuttavia il nesso causa effetto fra il tessuto sociale della cittadina di Arce nel 2001 e l’oggettivo crimine che vide Serena vittima è tutto da dimostrare e di certo non ha sponde giurisprudenziali, le sole che contano per la ricerca della tanto agognata verità sul delitto.

Lo sfogo del padre di Serena Mollicone

Lo sfogo di un padre però si sa, ha diritto a franchigie che in altre circostanze non troverebbero sponda. Il fascicolo bis per l’omicidio di Serena è appena giunto alla sua seconda chiusura indagini, dopo un primo processo che su tutti e tre i gradi di giudizio si era risolto con un nulla di fatto.

Guglielmo aspetta giustizia per sua figlia da 18 anni, tanti quanti ne aveva la stessa quando qualcuno la strappò alla vita. In un post comunque, papà Guglielmo ha scritto che “letti i nominativi ufficiali delle liste presentate mi sono sentito in dovere di dire come la penso in proposito”.

Dura la presa di posizione

Qui l’affondo, durissimo: “Io ritengo gli amministratori del 2001 e degli anni precedenti corresponsabili moralmente della morte di Serena e di tutti i ragazzi che in quel periodo caddero per l’incuria e l’irresponsabilità di chi amministrava. Invito il popolo arcese a ricordarsi di quel triste periodo e lo esorto a non dare il voto a chi se ne fregò miseramente della situazione arcese”. Poi la chiosa: “Quanto scritto lo confermerò con discorsi che farò in piazza ad Arce e nelle molte piazze adibite per i comizi”.

Esortato a scendere in politica attivamente, Guglielmo ha però gelato tutti: “Per questa elezioni ho voluto tenermi fuori perché tra pochi giorni mi aspettano lotte cruente con gli assassini di Serena ed i loro fiancheggiatori (i cinque indagati, fra cui tre carabinieri – ndr). Io cerco di essere muro di sostegno per coloro che si distinguono dal vecchio regime e cercano di dare ad Arce una nuova linfa, una morale politica nuova, con la fine dell’affarismo e del clientelismo”.

Redazione CiSiamo
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