Militari nella Pubblica Amministrazione, dopo il sì di Trenta attingono un po’ tutti

La vicenda dei militari nella Pubblica Amministrazione si sta svolgendo nella provincia di Caserta. L’obiettivo, però, non riguarda la lotta alla camorra.

Militari nella Pubblica Amministrazione
Militari nella Pubblica Amministrazione (foto repertorio Wikipedia)

In un comune del Casertano arriva… l’esercito. Non a contrastare le mire della camorra, ma a fare contravvenzioni per sosta vietata. Il Comune non paga e i problemi di organico sono belli che risolti. La rivoluzione copernicana per la Difesa e per le Pubbliche amministrazioni l’aveva lanciata, a settembre, la ministra Trenta.

I militari nella PA

In buona sostanza, dal Ministero si era spiegato che “qualora una amministrazione comunale abbia necessità di professionalità potrà contattare direttamente la direzione del personale militare, chiedere se tra le Forze Armate ci sono professionisti in ausiliaria residenti presso il Comune stesso e chiamarli in supporto dell’amministrazione per i 5 anni previsti”. L’istituto dell’ausiliaria è un periodo transitorio durante il quale il militare, dopo la cessazione del rapporto permanente di impiego, può essere richiamato dalla Pubblica Amministrazione della sua provincia di residenza per un periodo di cinque anni.

Questo senza alcun costo supplementare per la Pubblica Amministrazione, in quanto il militare in ausiliaria in quei 5 anni continua ad essere pagato dal Ministero della Difesa. Accade dunque che, ad esempio, nel comune di Portico di Caserta, che non è immune dalla croniche carenze di personale della PA, arrivino cinque marescialli dell’Esercito Comune a corto di personale, i rinforzi arrivano dell’Esercito e dell’Aeronautica, tutti attinti dalla liste dei militari in ausiliaria.

Arrivano i rinforzi

Saranno infatti impiegati nel comando dei vigili urbani, nell’ufficio personale e nell’ufficio tecnico. Su un piano molto più alto era stata la stessa sindaca di Roma Raggi a mettere in carrello la nuova possibilità normativa, e per incarichi d’apice. A Roma Capitale, a capo di cinque dipartimenti arriveranno nientemeno che cinque Generali. La Giunta capitolina, con un’apposita delibera, ha infatti messo nero su bianco la decisione tre giorni fa.

Redazione CiSiamo
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