Benvenuti a Napoli, dove si spara anche alle bambine di tre anni. Il Ministro twitta e il sindaco invita a pregare

A Napoli si spara e si muore nel degrado e nell’indifferenza. È accaduto tante volte. Nel 2004 fu uccisa Annalisa Durante. Aveva solo quattordici anni ed una sera di primavera fu colpita a morte da un proiettile vagante, che non era diretto neanche a lei. In sua memoria si sono messe in campo tante iniziative soprattutto all’interno di Piazza Forcella, ma non bastano.

Forcella, Napoli
Forcella, Napoli

A Napoli si spara e si muore nel degrado e nell’indifferenza. È accaduto tante volte. Nel 2004 fu uccisa Annalisa Durante. Aveva solo quattordici anni ed una sera di primavera fu colpita a morte da un proiettile vagante, che non era diretto neanche a lei. In sua memoria si sono messe in campo tante iniziative soprattutto all’interno di Piazza Forcella, ma non bastano.

La situazione a Forcella

Forcella, quello che succede a Piazza Forcella – spazio pubblico che il comune di Napoli ha voluto destinare alle tante iniziative culturali realizzate da tante associazioni del territorio, in memoria della giovane Annalisa Durante, uccisa da un proiettile vagante una sera della primavera del 2004 – ormai è fin troppo noto. Molto noto. Sono tutte attività importanti che certamente incideranno anche fuori dalle mura di quello che un tempo era solo un cinema abbandonato. Lì, in quello spazio, c’è un pezzo di Stato e di società che fa quello che deve fare. Non si può chiedere di più ad un assessore alla cultura senza quattrini ed a tanti volontari che lì dentro spendono, in maniera del tutto disinteressata, il loro tempo.

Un meccanismo di assuefazione

Credo, tuttavia, che sia giunto il momento di incominciare a guardare quello che accade fuori da Piazza Forcella. Uno sguardo attento a un degrado che oramai in molti fanno finta di non vedere. C’è un meccanismo di assuefazione e, quindi, di rimozione, che gioca brutti scherzi. Stando lì, infatti, vivendo tutto quel disordine, rischi di non vederlo più, di adeguarti e pure di omologarti ad esso. Questo, però, è un rischio che noi osservatori non possiamo e non dobbiamo correre. La totale assenza di regole, il disordine, il degrado, le inciviltà, i morti ammazzati ci sono e vanno raccontati.

Non tutti vedono. Qualcuno guarda, volta le spalle e va per la sua strada. San Gennaro, però, potrebbe vedere, ma il writer lo ha dipinto sulla facciata di un palazzo che guarda verso via Duomo e via San Biagio dei librai. Certo, potrebbe vedere pure in quella direzione, ma da lì il degrado si vede meno, il traffico è limitato o addirittura vietato ed è già una buona cosa, ma non è che da lì i fatti brutti non si vedano. Gli scippi agli ignari e sprovveduti turisti si compiono pure in quella direzione. L’immondizia abbandonata in via Duomo San Gennaro la vede anche da lì.

Un luogo senza regole

E se San Gennaro non può vedere ciò che accade nelle vie alle sue spalle, noi possiamo farlo. Infatti, se da via San Biagio dei librai percorriamo quella via biforcuta che è Forcella, di scempi ne vediamo e come e sono pure molti. Se solo volessimo soffermarci sul traffico delle auto e dei motocicli ci sarebbe da scrivere un trattato sul come non ci si deve comportare in un luogo civile. Dalla via San Giorgio ai Mannesi, proseguendo per via Vicaria Vecchia che ad un certo punto si biforca a sinistra per divenire via Giudecca Vecchia ed a destra per via Forcella, fino a giungere a piazza Calenda (dove quel che resta delle mura greche, è coperto dall’immondizia) il paesaggio che ci si presenta davanti è desolante, di un luogo senza regole, senza ordine apparente. Manca l’ordine legale, ma c’è quello illegale e criminale che funziona alla perfezione.

Percorrendo queste vie è difficile districarsi in un groviglio di automobili e motocicli parcheggiati (faccio per dire) lungo i marciapiedi dei due lati della strada ad impedire il passaggio delle auto in transito, ma anche dei pedoni. Macchine e motocicli parcheggiati di traverso. Gente che sfreccia, anche in divieto di transito, su scooter con tre / quattro persone a bordo, tutte rigorosamente senza casco. Nessuno si scandalizza se le sale gioco sono piene di adolescenti, anche nelle ore in cui per l’età che hanno dovrebbero essere tra i banchi di scuola. Percorrendo queste vie, non c’è esercizio commerciale che rispetti le regole della legalità (quelle della camorra le devono rispettare per forza). Così le bancarelle dei negozi di bibite, di frutta e verdura, del salumiere, della cioccolateria, della macelleria, dei giocattoli finiscono per invadere non solo i marciapiedi, ma anche una buona porzione di strada. Mi chiedo se qualcuno abbia mai pensato di misurare il livello di emissioni di idrocarburi che finisce sulle cassette di frutta e verdura esposta a piano della strada e nelle vicinanze di cumuli di immondizia. No, questa è roba dell’altro mondo, ma non del mondo di Forcella.

“Qui tutti pagano il pizzo”

Nonostante tutto questo degrado, Forcella sarebbe ancora un Paradiso in terra, se non ci fosse dell’altro. Sarebbe un Paradiso in Terra se tra quei vicoli non ci fosse anche la camorra. E la camorra c’è e si vede. Si vede, perché non fa nulla per nascondersi. C’è e fa funzionare tutto come un orologio svizzero. Qui tutti pagano il pizzo, anche quelli che esercitano attività illecite. Quante sono le bancarelle di sigarette di contrabbando che spuntano tra il groviglio di auto e negozi in appena due/trecento metri di strada? Non si contano! Sono tante e pagano il pizzo puro loro! E sotto alle bancarelle di contrabbando, dice radio Forcella, c’è dell’altro, molto più conveniente delle sigarette. Ci sono, neanche tanto nascoste, le bustine delle sostanze stupefacenti.

Le preoccupazioni

Ma non tutti quelli che vivono qui si sono assuefatti a questo stato di cose, a questo pugno nello stomaco che è questa via biforcuta e, ad ascoltare le loro voci, sono tutti preoccupati. «Prima o poi, qui uccideranno di nuovo», mi dice sottovoce chi il quartiere lo vive. «Hanno ricominciato a fare gli scippi degli orologi ai turisti e lo fanno sotto agli occhi delle telecamere che da poco hanno installato», con altrettanta preoccupazione mi dice un altro. Si chiedono se quelle telecamere funzionano davvero, dal momento che proprio lì dove sono piazzate giorni fa un turista sarebbe stato picchiato e scippato dell’orologio.

«Qui stanno come avvoltoi e appena vedono un turista un po’ più sprovveduto degli altri, gli piombano addosso e come aquile lo assalgono», continua radio Forcella. «Lo hanno scippato in piazza sotto alla telecamera e sono fuggiti per vico Zuroli. Un altro lo hanno picchiato e scippato vicino alla telecamera di vico Zita». Poi, perplesso, si chiede: «Ma funzionano queste telecamere, dato che chi ha fatto lo scippo sta in circolazione?».

L’agguato di piazza Nazionale

Radio Forcella è una voce che occorre ascoltare, perché quando le acque si muovono i pesci lo sentono e quella voce ci dice che la situazione è insostenibile. Oggi si è sparato in un altro rione di Napoli non tanto distante da Forcella. Si è sparato tra la gente ed una bambina di poco più di tre anni, che era a passeggio con la nonna, è stata gravemente ferita, ma prima o poi torneranno a sparare anche qui e qualche altro innocente morirà.

Le reazioni di sindaco e Ministro dell’Interno

Nello stesso giorno in cui accade tutto ciò, il sindaco di Napoli invita a pregare per la bambina ferita, mentre il ministro della sicurezza, il ministro dell’interno, gioca a twittare almeno venti volte messaggi che se la prendono con i magistrati e con gli ultimi del mondo e neanche un rigo su quanto sta accadendo a Napoli.

“Occorre disarmare Napoli”

Sarebbe giunto il momento di fare le cose serie. Sarebbe opportuno tornare a svolgere i compiti che siamo chiamati a svolgere. Poco meno di un mese fa ero, con delle amiche insegnanti, in una scuola del quartiere Vasto, una scuola a pochi passi da dove oggi quella bambina è stata colpita Eravamo lì in quella scuola di frontiera, per raccontare la storia di Annalisa Durante. Siamo in tanti impegnati a parlare, a scrivere, a fare progetti, ma quello che facciamo non basta. Non basta neanche pregare. Mi definisco un “quasi ateo”, ma se servisse pregare lo farei in tutte le forme religiose, ma so che non basterebbe. Occorre togliere le armi dalla circolazione in questa città in preda di banditi senza scrupoli. Il sindaco più che invitare a pregare dovrebbe chiedere al Ministro dell’interno di fare il ministro e disarmare Napoli. Poi subito dopo pretendere politiche di risanamento per Napoli.

Redazione CiSiamo
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