Pensionato ucciso a Manduria: 16enne confessa e spunta un altro caso

Svolta nel caso del pensionato ucciso a Maduria da una baby-gang, che per giorni lo ha torturato e maltrattato. Finalmente il muro di silenzio è stato infranto.

Pensionato ucciso a Manduria
Pensionato ucciso a Manduria, avrebbe chiesto aiuto alla polizia un mese prima di morire

Svolta nel caso del pensionato ucciso a Manduria da una baby-gang, che per giorni lo ha torturato e maltrattato. Finalmente il muro di silenzio è stato infranto da una 16enne. La ragazza ha fatto nomi e cognomi, fornendo prove. Sarebbe stata per ora l’unica a farlo, anche se erano in molti a sapere.

I video delle sevizie, realizzati per sconfiggere la noia, infatti, sarebbero stati visionati anche da qualcuno dei genitori dei ragazzi. C’è chi, inoltre, avrebbe anche provato a inquinare le prove per salvare i figli. E ancora: uno zio di uno dei colpevoli ha chiamato tutti i genitori dei responsabili intimando di non fare il nome di suo nipote. Tutto questo mentre ora si apprende che anche i vicini di casa dell’uomo sapevano e non avevano detto niente.

Pensionato ucciso a Manduria

In pratica tutto l’intero paese di Manduria sapeva quello che stava succedendo a quel pensionato affetto da disagio mentale, rimasto ucciso a causa delle sevizie. Anche i vicini di casa sapevano. E adesso spunterebbe un altro caso di maltrattamenti verso un “soggetto debole”, di cui tutti, o quasi sapevano, ma non hanno detto nulla.

Questo è una eventualità ancora da approfondire. Per ora gli inquirenti si stanno concentrando sulle prove presentate dalla giovane. Otto ragazzi, tra cui sei minorenni, sono stati arrestati e dovranno rispondere dell’accusa di tortura e sequestro di persona aggravato.

Video del pensionato ucciso a Manduria

I ragazzi avrebbero aggredito il pensionato 5 volte, ferendolo gravemente in ogni occasione e spaventandolo al punto da non farlo uscire di casa. Non contenti, hanno filmato le loro azioni, facendo vedere i video anche ad altri. Per questo adesso passeranno dei guai anche alcuni degli adulti che gli hanno coperti. La Procura ha fatto infatti sapere che “indagheremo anche sulle responsabilità di chi sapeva”.

“La dinamica del branco non veniva messa in atto soltanto attraverso azioni fisiche – ha spiegato la procuratrice Montanaro – ma anche attraverso la condivisione delle riprese delle loro nefandezze”.

Redazione CiSiamo
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