Bambino ucciso a Frosinone, per qualcuno si poteva evitare

L'assassinio a opera della madre del piccolo Gabriel, di soli due anni a Piedimonte San Germano, nel Frusinate, sta innescando in queste ore una ridda emozionale inarrestabile.

Feto di poche settimane abbandonato a Firenze
Feto di poche settimane abbandonato a Firenze

Tutti sapevano, vedevano, ascoltavano. Però tutti muti. Ora tutti moralisti e giudici. Tutto poteva essere evitato”. L’assassinio a opera della madre del piccolo Gabriel, di soli due anni a Piedimonte San Germano, nel Frusinate, sta innescando in queste ore una ridda emozionale inarrestabile. In paese la notizia è arrivata come un maglio, ma non sono pochi quelli che sostengono come un epilogo così tragico non fosse poi così inaspettato.

Bambino ucciso a Frosinone

Premessa: la trattazione cronachistica della parte di un crimine che attiene alla sfera emozionale dei suoi esiti e delle sue dinamiche è faccenda spinosissima. Il dolore, nel piccolo centro del Cassinate in provincia di Frosinone è ancora immenso e le reazioni a quanto accaduto nel pomeriggio di ieri sono viscerali, magari d’impeto, magari ancora carenti in quanto a una messa a fuoco più obiettiva ed empirica, ma il loro valore cronachistico resta immutato.

E i dati empirici sulla tragedia di Piedimonte sono anche quelli per i quali una parte della cittadinanza è convinta che quello scempio si potesse evitare, a voler cogliere i segnali e agire di conseguenza con azioni preventive che possono, a volte, evitare che il disagio partorisca l’orrore.

La madre necessitava di cure

Secondo letture che in punto di diritto dovranno trovare il suffragio dell’indagine in corso ma che nella piccola comunità artigliano inevitabilmente il diritto di opinione la madre di Gabriel, Donatella di Bona, era reduce da visite ospedaliere che avevano accertato come per lei fosse necessaria una terapia psicologica mirata; soffriva di attacchi d’ansia che a volte sfociavano in crisi di panico.

La sua sarebbe stata insomma, secondo quelle ipotesi, una “genitorialità a scartamento ridotto” – sia pur transitoria come stato – che unita a una situazione familiare complessa già conteneva potenzialmente i germi di un orrore che non sempre si concretizza. Altre volte però lo fa. Sbuca fuori e miete vittime, vittime di 30 mesi come Gabriel che urlano per tornare a casa e si ritrovano con la bocca turata. Per sempre. A Piedimonte c’è chi si rammarica per aver intuito o orecchiato che in quella famiglia c’erano problemi seri e di non essere tempestivamente corso nelle sedi opportune a segnalare la situazione.

Ma in paese c’è anche chi pensa che ora sia solo il momento del dolore, del silenzio composto di fronte ad una tragedia che dovrebbe avere peso sufficiente per schiacciare ogni velleità analitica. Un caleidoscopio di emozioni che ha bisogno solo di sedimentare, in attesa che l’orrore per la morte di Gabriel venga incasellato nell’unico posto dove i tanti, forse troppi perché di oggi possano trovare risposte: il tribunale.

Redazione CiSiamo
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