Michele Zagaria, il boss dei Casalesi si nascondeva in mezzo a babà e cannoli

Una latitanza durata 15 anni con i particolari della vita di Michele Zagaria e dei propri seguaci: la storia del boss dei Casalesi.

Michele Zagaria
Michele Zagaria

Michele Zagaria latitante in mezzo a babà e cannoli. A sostenerlo numerosi pentiti, secondo una sconcertante tesi suffragata dall’interrogatorio di garanzia del pasticciere Giuseppe Santoro, il 51enne arrestato un giorno fa dalla Squadra Mobile assieme al 47enne Pasquale Fontana nell’ambito dell’operazione “Butterfly”. Santoro non ha risposto alle domande dei giudici, ma a suo carico vi sarebbero elementi inoppugnabili che supportano la tesi del “covo zuccheroso” nel quale Zagaria avrebbe trovato il suo buen retiro mentre le polizie di mezza Europa lo cercavano.

La latitanza di Michele Zagaria

In buona sostanza, parte della quindicennale latitanza del super boss della camorra casalese sarebbe trascorsa nei depositi delle pasticcerie che facevano capo ai due, in particolare in quello di Casapesenna, il paese in cui “Capastorta” è nato. Il blitz aveva suscitato uno scalpore immenso, perché aveva permesso alle Dda di Napoli, Bologna e Firenze di accertare come il clan avesse la piena ed attiva partecipazione in importanti settori dell’imprenditoria, e in particolare, nella collocazione sul territorio nazionale di pasticcerie, rivelando sia il tentativo di infiltrazione nel tessuto economico-sociale dell’Emilia Romagna da parte di imprese nate e operanti in territorio campano.

Una pasticceria con un grande segreto

Insomma, più che le mani in pasta i malommi casertani avevano le mani nel pasticcino. Secondo le accuse che in via preliminare si contestato ai “pasticcieri della camorra” Giuseppe Santoro, «oltre ad ospitare Zagaria nella propria abitazione e in quella di suoi stretti familiari, metteva a disposizione di diversi affiliati il locale pasticceria “Butterfly” di Casapesenna per la consegna di “pizzini” da destinare al capo clan durante la sua latitanza».

Santoro, inoltre, riceveva un grosso finanziamento da Zagaria, con cui era in società, che gli consentiva di estendere l’attività commerciale della “Butterfly srl” aprendo vari punti vendita sul territorio campano e napoletano, presso i quali venivano, poi, assunti diversi parenti di affiliati al clan, al fine di procurare loro un lavoro apparentemente lecito.

Redazione CiSiamo
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