Boss della Camorra Michele Zagaria trasferito per la terza volta per minacce a giudici e medici

Il boss dei Casalesi Michele Zagaria è stato nuovamente trasferito in un altro carcere, questa volta in Friuli, per minacce a giudici e personale medico

Michele Zagaria
Michele Zagaria


“Sono vittima dei pentiti e della politica che è ancora più sporca della malavita. Al 41 bis vivo in condizioni disumane”. Così parlò Zagaria, Michele Zagaria, che dopo l’ennesimo episodio di intolleranza verso il sistema giudiziario è stato trasferito per la terza volta. Dal carcere de L’Aquila “Capastorta”, il super boss dei Casalesi, è stato spostato al super carcere friulano di Tolmezzo, un istituto di massima sicurezza che, c’è da giurarci, a breve ospiterà qualche sua altra “sparata”, per fortuna solo metaforica stavolta.

I precedenti in carcere di Zagaria

Zagaria si è dimostrato nel corso degli anni, come riporta Il Mattino, un detenuto tutt’altro che modello. Nel carcere di Opera mandò in frantumi le telecamere della sua cella in regime di 41 bis. Poi minacciò il direttore del carcere e un po’ tutto il personale del braccio. Al secondo anno abbondante di isolamento la Procura di Milano dovette indagare d’ufficio su quei fatti censiti fino al maggio scorso. In passato il boss ne aveva avuto un po’ per tutti: i magistrati che lo avevano indagato ed accusato nei vari processi, minacciati apertamente, poi con il sistema giudiziario in genere, accusato di volergli estorcere il pentimento; ancora, aveva avuto fortissimi screzi con il personale penitenziario.

L’ultima guerra di Zagaria

La sua ultima guerra personale Zagaria l’aveva condotta contro il Pm Catello Maresca, con cui aveva litigato virtualmente e con il quale, a suo dire, doveva riappacificarsi dietro insistenti pressioni del personale penitenziario. In quel fascicolo che lo riguarda c’è una frase di aperto spregio riferita al suo psichiatra in merito al suo ex direttore milanese: “Lo paragono a una busta dell’immondizia e io l’immondizia la butto fuori”, per poi passare a minacciare trucemente proprio il personale medico: “Come hanno fatto mettere a me la busta in testa, così io posso farla mettere a loro”.

L’impressione degli inquirenti

Il clou lo si ebbe a novembre del 2017. In video conferenza con il tribunale di Napoli prese il filo del telefono e mimò il gesto dell’impiccagione. L’impressione, che gli stessi inquirenti stano valutando, è che il boss voglia esacerbare la sua aggressività e il suo battage di uomo “contro” lo Stato per dissipare ogni dubbio/equivoco circa quei tentativi che, obiettivamente, si stanno facendo per spingerlo a saltare (finora invano) il fosso. Il linguaggio dei malommi è anche questo, ringhiare per mandare un messaggio: “State tranquilli, ché io non parlo”. E se il prezzo da pagare è il nomadismo carcerario poco importa; in regime di carcere duro ogni cambiamento è un utile, quando non salvifico diversivo.

Redazione CiSiamo
La Redazione di CiSiamo.info è pronta a parlarvi di attualità, cronaca, politica, spettacolo, sport, cultura, cercando sempre di portare alla vostra attenzione i fatti più interessanti e più rilevanti che la contemporaneità ci mette davanti. Siamo pronti a far scorrere le dita sulle nostre tastiere. Noi Ci Siamo, e voi? Seguiteci sui social.