Duplice omicidio di camorra, la Cassazione “stanga” 4 pentiti

Condanne definitive per il poker di "ex malommi" del clan Venosa, quello che fa capo a "'O Cucchiere".

Condannati i boss pentiti dei Casalesi
Condannati i boss pentiti dei Casalesi

Condannati i boss pentiti dei Casalesi per gli omicidi di ignare persone che avevano avuto solo la sventura di essere scambiate per avversari o di essersi trovate nel posto sbagliato al momento sbagliato. Condanne definitive per il poker di “ex malommi” del clan Venosa, quello che fa capo a “‘O Cucchiere” con ricorsi respinti in merito alla loro richiesta di ottenere sconti di pena ancora maggiori in virtù della loro decisione di saltare il fosso e collaborare con la giustizia.

Pentimento tardivo

Per uno di loro, in particolare, quel pentimento è stato ritenuto tardivo, disorganico ed “inquinato” da tentativi di depistaggio. Cassate dunque le posizioni di Raffaele, Umberto, Pietro Paolo e Salvatore Venosa, rispettivamente di 50, 68, 48 e 46 anni.

Le condanne inflitte dai giudici con la stola di ermellino variano dai 14 anni ed 8 mesi di Raffaele ai 13 anni e 4 mesi per gli altri tre. Erano stati indagati ed imputati per gli omicidi di Paolo Coviello e Pasquale Pagano. I due, un commerciante e un pensionato vennero scambiati, nel corso di un blitz punitivo del 1992 a Casapesenna, per Domenico Frascogna e Freddy Zara, i due veri obiettivi della paranza armata.

Dopo la sentenza di Appello, i legali del quartetto avevano proposto ricorso perché quelle condanne erano state ritenute non in linea con lo status di pentiti dei condannati. In buona sostanza ci si aspettava qualche anno di meno in virtù del fatto che, nelle more del processo, gli imputati avevano collaborato.

Le motivazioni

Secche le motivazioni esposte dai giudici e pubblicate da pochissimo: “Premesso che in linea di principio nulla esclude che possano essere applicate sia le circostanze attenuanti generiche, sia quella speciale prevista per i collaboratori di giustizia, purché basate su elementi di fatto diversificati, la sentenza impugnata ha evidenziato la fondatezza dei motivi che avevano sollecitato una più ampia riduzione della pena a favore degli imputati che per ‘primi ed in maniera maggiormente spontanea e sincera hanno parlato di questo episodio’. Ha quindi individuato come congrua per le posizioni, sostanzialmente omogenee, di Salvatore, Umberto, Pietro Paolo Venosa la pena base di tredici anni e mesi quattro di reclusione, prossima al minimo edittale, mentre ha differenziato il trattamento punitivo spettante a Raffaele Venosa per il diverso valore della sua collaborazione, intrapresa quando già i familiari avevano assunto analoga decisione ed era stato sottoposto a misura custodiale; inoltre, ha rimarcato come il valore del suo apporto conoscitivo destasse perplessità per avere egli inizialmente coinvolto, chiamandole in correità, altre persone, poi risultate estranee ai fatti, nel tentativo di non coinvolgere propri congiunti”.

Redazione CiSiamo
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