Mafie nel Lazio, aumentano le intimidazioni agli amministratori

Nel Lazio le mafie scalpitano e spadroneggiano più di prima. Dati alla mano lo dice l'inquietante report di "Avviso Pubblico".

Mafie nel Lazio
Mafie nel Lazio

Nel Lazio le mafie scalpitano e spadroneggiano più di prima. Dati alla mano lo dice l’inquietante report di “Avviso Pubblico”, che ha individuato nelle città medie della fascia litoranea romana e pontina il punto di maggior virulenza delle ingerenze delle male e nelle loro spregiudicate attività intimidatorie nei confronti degli amministratori locali la cartina tornasole del fenomeno.

Mafia nel Lazio

Più di 35 episodi censiti nel 2018 a fronte di un “plafond” che si intuisce come più ampio, comunque sistemico ormai, danno la cifra di cosa sta accadendo, anche a voler sommare le quattro intimidazioni con cui ha esordito il 2019 confermando il trend.

Il rapporto di Avviso Pubblico è prossimo alla diffusione ma ne trapelano linee guida che non fanno ben sperare. I casi di intimidazione sono in aumento rispetto al 2017 e le male diventano spregiudicate soprattutto nelle fasce litoranee, dove il gioco di appalti, rifiuti, commercio, concessioni e interessi si fa più forte e gli intrecci che conducono alle frizioni fra malommi e amministratori sono più marcati.

Annidati dove l’economia è più viva

Insomma, dove l’economia è più viva e dinamica, lì le coppole storte dei Casalesi, del clan a trazione rom e della ndrangheta si ammantano di un vigore che lascia il segno. Il presidente di Avviso Pubblico, Roberto Montà, è stato chiarissimo sulle pagine di Repubblica: “Dai dati del rapporto emerge che la provincia di Roma è tra le più bersagliate d’Italia. Non è normale finire nel mirino di criminali, mafiosi e cittadini violenti. Tutti gli amministratori sotto tiro devono denunciare”.

Gli episodi di minacce e intimidazioni ad amministratori locali, la vera spina dorsale di economia e società reali, non si contano: una consigliera di Anzio, un assessore di Formia, una segretaria comunale sempre di Anzio, il sindaco di Colleferro, un membro della minoranza di Ponza, il sindaco di Artena, un candidato di Nettuno, il sindaco di Sutri e i casi dei roghi ai compattatori di Pomezia; per tutti chiodi per squarciare le gomme dell’auto, minacce, incendi dolosi aggressioni, pressioni e violenze fisiche.

Redazione CiSiamo
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