False perizie per aiutare il boss Mantella in carcere: indagati medici e avvocati

Sedici indagati per concorso in associazione mafiosa tra i professionisti che rilasciavano false dichiarazioni in favore del boss Mantella nel carcere di Vibo Valentia

Uomo evade dal carcere di Poggioreale
Uomo evade dal carcere di Poggioreale

“Quel detenuto potrebbe suicidarsi, non può restare in cella”. Ma per la Procura non era vero e quel referto serviva solo ad aiutare una coppola storta di peso in seno alla ‘ndrina Pardea-Parisi. Sedici indagati in tutto a Vibo Valentia, tutti chiamati a rispondere anche dell’aggravante del concorso esterno in associazione mafiosa.

Un vicenda già vista

Avrebbero favorito, a diverso titolo, uno ‘ndranghetista detenuto: medici, avvocati, professionisti, tutti con mansioni peritali che avrebbero permesso, secondo una ipotesi di reato ancora al vaglio, di far uscire il “picciotto” Andrea Mantella dal carcere per godersi una sorta di buen retiro sanitario nelle clinica Villa Verde. La storia ripercorre “paro paro” quella che forse è la vicenda giudiziaria più famosa della storia criminale italiana, in questo senso: quella che vide una vasta rete di connivenze in seno alla società civile favorire il ricovero in clinica, per un tumore inesistente Maurizio Abbatino, il “Crispino” della Banda della Magliana, che poi dalla clinica evase in maniera rocambolesca e si diede ad una lunga latitanza all’estero.

Il meccanismo delle false attestazioni

I sedici sono indagati per favoreggiamento, corruzione in atti giudiziari e false dichiarazioni a parte in processo. L’accusa cardine è quella per cui Mantella, nel 2006 avrebbe tentato il suicidio in carcere. L’uomo stava benissimo e non aveva alcuna ecchimosi sul collo, né aveva bisogno di un trasporto in ospedale. Tuttavia medico legale e perito psichiatrico certificarono che era affatto da “sindrome suicidiaria, debolezza dell’Io e regressione affettiva”, nonché di “instabilità emotiva”. Sulla scorta di quel quadro clinico decadentista, venne presentata una istanza di scarcerazione.

Il pagamento di grosse somme

Da quel momento si erano succedute le (presunte) ulteriori false attestazioni dei pubblici ufficiali, che avevano messo nel mazzo anche disturbi border line dovuti all’abuso di coca ed “epatopatia hcv”, epatite, per capirci. L’accusa parla di grosse somme di denaro che l’ex fidanzata di Mantella avrebbe fatto transitare nelle tasche dei periti.

Il falso alibi

Ma la rete di copertura che dall’esterno aveva protetto il mafioso non si era esaurita all’ambito sanitario: l’uomo sarebbe stato dotato anche di un alibi tecnico in occasione di un omicidio a lui attribuito. I periti riuscirono a trovare una giustificazione elusiva al fatto che il suo telefonino era stato agganciato nella cella radiomobile di rispondenza di quella della vittima.

Altre franchigie

Una volta arrivato in clinica, Mantella avrebbe continuato a godere di franchigie da sultano del crimine: documenti di degenti che venivano usati dai detenuti per uscire, schede telefoniche irrintracciabili e perfino una stanza delle riunioni interna alla clinica per i summit da cui partivano gli ordini per estorsioni e blitz criminali.

I prossimi passi

Il tutto, secondo l’Antimafia, regalando ad un alto dirigente della clinica Rolex, mega televisori, vini pregiati, prosciutti e forme di parmigiano. Il procuratore Nicola Gratteri aveva avocato la delicatissima inchiesta da tempo e in questi giorni ha notificato agli indagati la chiusura indagini. Prossimo passo in procedura, la richiesta di rinvio a giudizio.

Redazione CiSiamo
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