Piattaforma di poker on line per pagare gli stipendi ai camorristi in carcere duro

Poker on line per pagare i mensili ai detenuti di camorra detenuti al 41 bis con la "benedizione" di un ex fedelissimo del boss Zagaria oggi pentito, in dodici rischiano il processo.

Poker on line
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Poker on line per pagare i mensili ai detenuti di camorra detenuti al 41 bis con la “benedizione” di un ex fedelissimo del boss Zagaria oggi pentito, in dodici rischiano il processo. Arriva alla sua fase proceduralmente cruciale l’indagine della Dda napoletana che aveva iscritto a registro dodici imprenditori su cui grava il sospetto che abbiano operato negli interessi delle coppole storte dei Casalesi.

Piattaforma on line di gioco d’azzardo

Interessi che si sarebbero qualificati, secondo una ipotesi di reato che ancora deve trovare il suggello della magistratura preliminare circa la processabilità degli indagati, nella creazione di una piattaforma on line di gioco d’azzardo.

Si sarebbe dovuta chiamare “Dollapoker” e avrebbe dovuto gestire una robustissima fetta delle entrate del gioco d’azzardo on line. Robustissima perché sarebbe stato di fatto un portale fortemente “consigliato” agli affiliati con il vizio del gioco.

Il motivo era semplice, almeno stando alle dichiarazioni messe a verbale da Attilio Pellegrino, già uomo nelle grazie di Michele “Capastorta” Zagaria e poi diventato collaboratore di giustizia: gli introiti di quelle giocate dovevano servire, per il 40% del totale, a coprire le spese di mantenimento degli affiliati al clan detenuti al 41 bis. Una vera “cassa continua” per i “compagni carcerati” che, in più, permetteva di scorporare un 60% di utili netti.

Ad essere indagati sulla scorta di quello scenario furono 12 imprenditori considerati vicini agli interessi del clan. La Procura antimafia aveva chiesto il rinvio a giudizio dopo la notifica dei 415/bis, gli avvisi di conclusione contestuale delle indagini che avevano visto i requirenti chiedere anche il carcere cautelare per gli indagati (istanza rigettata dal Gip Aufieri – ndr). In procedura si era dunque arrivati alla decisione di trasformare quelle accuse in un processo che, di quelle accuse stesse, accreditasse o meno la sostanza. La parola, in punto di diritto, spetta ora al Gup De Bellis, che si pronuncerà ad inizio maggio.

Redazione CiSiamo
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