Falso sultano saudita chiede patteggiamento, aveva truffato perfino il Governo svizzero

Da grande investitore a Principe saudita impaccato di soldi, fino a broker di lusso che era riuscito a truffare perfino… la Svizzera.

Falso sultano sultano
Falso sultano sultano

Da grande investitore a Principe saudita impaccato di soldi, fino a broker di lusso che era riuscito a truffare perfino… la Svizzera. La rocambolesca vicenda di Anthony Gignac, il super truffatore finito perfino sulle pagine di Vanity Fair per l’appeal mediatico della sua esistenza, si arricchisce di un nuovo capitolo: l’uomo vuole pagare per tutti i suoi reati.

Il falso sultano saudita

Un anno fa il tipo, arrestato e incarcerato negli Stati Uniti, aveva chiesto e ottenuto un patteggiamento ammettendo di aver gabbato pure gli omini verdi su Marte, poi aveva rifiutato l’ammissione poco prima di prendersi una prima condanna maiuscola e oggi vuole di nuovo patteggiare dal carcere di Miami dove è detenuto.

Viene da pensare che per ciascun reato prevalga la singola natura del personaggio che il truffatore ha incarnato, e di personaggi falsi ma credibilissimi, nella vita di Gignac, ce ne sono stati davvero molti, roba che Totò truffa 62 al paragone pare una recita dell’asilo. Nato in Colombia ma naturalizzato americano dopo un’adozione in Michigan, Gignac, ex residente in un lussuosissimo condominio a Fisher Island, a Miami, nel 2015 aveva creato una società di investimenti con finalità di frode, la Marder Williams International. Con essa il 47enne aveva frodato investitori di mezzo mondo e per milioni di dollari, decine di milioni di dollari.

L’inganno al Governo svizzero

Per irrobustire la sua copertura da fighettone dei danè facili, si era poi reinventato come membro della famiglia reale saudita. Con quella patente non solo accreditava la serietà della società che rappresentava, ma gabbava polli a iosa perché nessuno si sarebbe mai tirato indietro da un investimento a cui compartecipava uno sceicco. Ci cadde perfino il governo Svizzero, in quel trappolone, che investì 5 milioni di dollari.

Spiccioli, a paragonarli a un’altra sua memorabile messa in scena quando, sempre come “sultano” di non si sa bene quale paese orientale, fece sapere di aver un conto in banca da 600 milioni di dollari e si presentò a una trattativa per ciurlare il magnate dell’immobiliare Usa Jeffrey Soffer, provando a comprarsi il Ventura Mall di Miami e niente meno che l’hotel Fontainbleu su Collins Avenue, quello dove erano stati girati più film in assoluto dopo le grandi location a Hollywood, inclusa tutta la serie “Scuola di Polizia”.

Addirittura in quella circostanza Gignac riuscì perfino a farsi regalare come dono beneaugurante a “Sua Altezza” una partita intera di acqua scooter di lusso. Con il suadente alias di Khalid Bin Sultan Al Saud, Gignac puntò alla giugulare del super albergo, appena ristrutturato dal mitico Turnberry per un costo di un miliardi di dollari. La trappola non era scattata però perché durante un incontro nella esclusiva località sciistica di Aspen, in Colorado, l’immobiliarista aveva fiutato la sola ed aveva sguinzagliato i suoi 007 dietro al truffatore, che era stato arrestato con un clamore immenso. Ora Gignac, dopo quattro cambi di avvocato, chiede al giudice federale Cecilia Altonaga di “mettere a posto ogni cosa”. Sperando che uno dei settantasette alter ego non ci ripensi di nuovo.

Redazione CiSiamo
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