Comprata per 25mila euro da schiavisti nigeriani e costretta a prostituirsi

L'ennesima storia di riduzione in schiavitù da parte delle male africane arriva dalla Sardegna, dove una ragazzina di 19 anni era stata comprata per 25mila euro

Maltrattamenti in famiglia
Maltrattamenti in famiglia

L’ennesima storia di riduzione in schiavitù da parte delle male africane arriva dalla Sardegna, dove una ragazzina di 19 anni era stata comprata per 25mila euro e piazzata in una fatiscente baracca del Sassarese a prostituirsi. Ad acquistare la giovane due persone, che avevano sfruttato il corpo della loro schiava per tre anni fino a quando, in queste ore non erano arrivati i carabinieri ad ammanettarli.

Partita sotto “maleficio”

La trafila è la solita, quella, maledetta, che coniuga superstizione, strapotere dei clan nigeriani e affari loschissimi. La ragazza, come appurato dai militari del Nucleo Investigativo del Ros alle dipendenze del comando provinciale di Cagliari e dalla Dda locale, era stata fatta venire in Sardegna nel 2015, il tutto dopo un’Odissea spaventosa. Partita dalla Nigeria sotto il “maleficio” voodoo che la vincolava alla sua “madame” si era fatta dieci giorni di traversata del deserto, sorvegliata a vista da “deux amis”, due carcerieri che avevano abusato di lei, poi una sosta in un campo di raccolta illegale in Tunisia e poi, ancora, la traversata in barcone fino alle coste italiane e alla dislocazione in un centro di accoglienza a Torino.

A quel punto qualcuno ha iniziato a fare offerte, come in un’asta, per compare, letteralmente la donna, ovviamente grazie anche a connivenze interne al centro o quanto meno a fortissime lacune in materia di controllo. Con 25mila euro l’avevano spuntata i due futuri arrestati, nigeriani anch’essi, di 41 e 38 anni, come avrebbero appurato le indagini dei maggiori Antonio Pinna ed Emanuele Fanara (fonte La Nuova Sassari). A quel punto è scattato il rapimento vero e proprio dal centro di accoglienza, le minacce di morte ai familiari se non avesse preso a prostituirsi e la dislocazione in un ridere dove la donna per tre anni ha vissuto senza medicine o riscaldamento, con pochi stracci addosso e nutrita solo a papponi di pane bagnato e olive. Il tutto fino alla liberazione di questi giorni, con la ragazza trasferita immediatamente in corsia. E’ una larva e a malapena riesce a deglutire cibo liquido. Le indagini per risalire all’intera filiera dell’orrore proseguono.

Redazione CiSiamo
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