Marcello De Vito arrestato, l’avvocato Mezzacapo: “Nessuna tangente”

Un giro di tangenti da 230mila euro quello che portava Marcello De Vito e l'avvocato Camillo Mezzacapo a vendere favori che riguardavano gli interessi del nuovo Stadio della Roma ma non solo

Un giro di tangenti da 230mila euro quello che portava Marcello De Vito e l'avvocato Camillo Mezzacapo a vendere favori che riguardavano gli interessi del nuovo Stadio della Roma ma non solo

Questa congiunzione astrale tra…tipo l’allineamento della cometa di Halley, hai capito cioè? Noi Marce’ dobbiamo sfruttarla sta cosa secondo me cioè guarda ci rimangono due anni”. Era il 4 febbraio, quando è stata registrata questa intercettazione ambientale, che ha fatto scattare l’operazione che ha condotto in manette per corruzione e traffico di influenze illecite Marcello De Vito e l’avvocato Camillo Mezzacapo.

Gli arresti

E’ finito agli arresti domiciliari l’architetto Fortunato Pititto, che era legato al gruppo imprenditoriale della famiglia Statuto, e Gianluca Bardelli. Compaiono anche fra gli indagati Pierluigi e Claudio Toti, che sono coinvolti nella parte dell’indagine che riguarda l’appalto per gli ex mercati generali di Roma, nella zona Ostiense. Nel registro degli indagati anche l’amministratore Lux Holding, Giuseppe Statuto. I carabinieri hanno perquisito la casa dell’esponente grillino, il Campidoglio e gli uffici dell’assemblea capitolina in via della Greca, così come gli uffici dell’Acea e della Silvano Toti Holding Spa.

Le parole del gip

Dall’intercettazione emerge con “lampante evidenza la sussistenza di un vero e proprio sodalizio”. Nell’ordinanza si legge che i due “discutono dell’attuale congiuntura politica favorevole per massimizzare i loro profitti illeciti e si esprimono in termini assolutamente espliciti”. Il gip ha usato per De Vito parole molto dure nell’ordinanza, parlando di “sistematico mercimonio della funzione pubblica”, mentre ha definito Mezzacapo il suo “procuratore“.  

Le rivelazioni di Parnasi

Ai fini dell’indagine sono state decisive anche le rivelazioni fatte agli inquirenti da Luca Parnasi, che è indagato anche per questa vicenda. In ballo gli interessi legati allo Stadio della Roma, ma anche la costruzione di un albergo presso la ex stazione ferroviaria di Trastevere e la riqualificazione dell’area degli ex Mercati generali di Ostiense e dell’ex Fiera di Roma. Un metodo che Parnasi ha definito “il solito schema”: consulenze e inchariche che venivano affidato allo studio di Mezzacapo per usufruire dell’appoggio di De Vito.

Secondo il gip, De Vito avrebbe messo a disposizione la sua pubblica funzione di Presidente del Consiglio comunale di Roma Capitale “per assecondare, violando i principi di imparzialità e correttezza cui deve uniformarsi l’azione amministrativa, interessi di natura privatistica facenti capo al gruppo Parnasi”.

Il giro delle tangenti

Si parla di un giro d’affari di oltre 230mila euro, che sono stati dati dagli imprenditori a De Vito e Mezzacapo. In ballo ce n’erano altri 160mila. Tutti soldi che arrivavano sul conto della Mdl srl, per gli inquirenti una “cassaforte” utilizzata dai due. I quali, in cambio di aiuti e favori, avrebbero ricevuto da Parnasi 95mila euro in tre tranche. E ne avrebbero ricevuti altri 110mil euro da Pierluigi e Claudio Toti, e 24mila dall’immobiliarsita Giuseppe Statuto, a cui ne aveva promessi altri 160mila.

La divisione dei soldi

De Vito, secondo le indagini, avrebbe voluto dividere subito i soldi con Mezzacapo, il quale però gli avrebbe suggerito di aspettare fino a fine mandato. “Va beh, ma distribuiamoceli questi”, dice De Vito. “Ma adesso non mi far toccare niente, lasciali lì… a fine man… quando tu finisci il mandato, io ci… se vuoi non ci mettiamo altro sopra se vuoi, eh. La chiudiamo, la distribuiamo, liquidi e sparisce tutta la proprietà, non c’è più niente e allora però questo lo devi fa’ quando hai finito quella cosa”, gli risponde l’avvocato Mezzacapo.

Mezzacapo respinge le accuse

Intanto, l’avvocato Camillo Mezzacapo respinge le accuse. “Non ho percepito nessuna tangente, ma solo compensi per attività professionali“, sostiene. “Curavo operazioni e transazioni che si svolgono di norma nella pubblica amministrazione”, spiega, rispondendo alle domande del gip. Questo è quanto riporta il suo difensore Francesco Petrelli, al termine dell’interrogatorio a Regina Coeli.

L’annuncio del ricorso

Secondo Petrelli, Camillo Mezzacapo ha chiarito ogni aspetto, spiegando di aver svolto attività professionali chenulla avevano a che fare con l’attività politica di De Vito. Mezzacapo avrebbe inoltre chiarito che la Mdl non è una società cassaforte, e “non è in alcun modo riconducibile a Marcello De Vito”. “Faremo ricorso al Riesame” annuncia poi il legale Petrelli.

Il commento di Massimo Colomban

“Fino a che ci sarà un ginepraio di leggi e burocrazia che rende complicato qualsiasi appalto ci saranno imprese che per snellire questi processi burocratici interminabili cercheranno di corrompere i funzionari pubblici” ha detto all’Adnkronos Massimo Colomban, ex assessore alle Partecipate della Giunta Raggi. E aggiunge: “Adesso con la nuova legge ‘spazzacorrotti’ di cui orgogliosamente sono stato uno degli ispiratori iniziali, proprio quando ero arrivato in Comune, lo spazio per chi vuole operare non in trasparenza è molto più ridotto”, spiega Colomban. “Se qualcuno si rende colpevole di reati io sono totalmente dalla parte della giustizia e di chi farà, sempre di più, speriamo, lotta alla corruzione, che purtroppo è un vezzo in gran parte italiano”.


Redazione CiSiamo
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