Gilberta Palleschi uccisa a pietrate, l’assassino non merita l’ergastolo

Delitto Palleschi, la Cassazione ha depositato le motivazioni con cui un anno fa aveva confermato lo sconto di pena per l'assassino.

Gilberta Palleschi
Gilberta Palleschi

Delitto Palleschi, la Cassazione ha depositato le motivazioni con cui un anno fa aveva confermato lo sconto di pena per l’uomo che, il primo novembre del 2014, aggredì, violentò e uccise a pietrate l’insegnante 57enne di Sora, nel Frusinate e che ha già chiesto di poter uscire anticipatamente dal carcere.

La riduzione della condanna all’ergastolo inflitto in primo grado che aveva portato i giudici di Appello a valutare i vizi mentali dell’omicida ha retto anche al vaglio delle toghe della Suprema corte a Piazza Cavour, che hanno scritto che “il dubbio sulla sussistenza del vizio di mente deve essere apprezzato”.

L’assassino

A finire in arresto per quell’orribile delitto fu Antonio Palleschi, classe ’71, operaio saltuario e per un tragico gioco del destino omonimo della sua stessa vittima. L’uomo, reo confesso di quel crimine efferato, aveva ammesso di aver intercettato l’insegnante mentre faceva jogging, di averla gettata terra e violentata, per poi lasciarla rotolare esanime in un burroncello e uccisa a colpi di pietra in testa.

Nel bel mezzo delle ricerche spasmodiche che i familiari avevano messo in atto per cercare la loro congiunta introvabile, il giorno dopo l’assassino era tornato sul luogo del delitto ed aveva abusato di nuovo del cadavere di Gilberta. Orribile.

Perizia psichiatrica

Dopo un mese e mezzo il cadavere venne ritrovato, l’omicida individuato e una perizia psichiatrica a suo carico respinta dal Gup del tribunale competente, quello di Cassino.

Con l’abbreviato Antonio Palleschi si prese l’ergastolo ma, in appello, con il riconoscimento di un parziale vizio di mente, l’uomo si vide commutare la pena in 20 anni. I familiari di Gilberta e l’opinione pubblica inorridirono. In Cassazione, dove la Procura generale aveva fatto ricorso, quei 20 anni sono stati confermati, malgrado il Pg avesse sottolineato l’incertezza diagnostica delle perizia che dava l’omicida come incapace di controllare i suoi impulsi.

I giudici con la stola di ermellino hanno confermato quel teorema, applicando la formula giurisprudenziale dubitativa de “in dubio pro reo”, cioè se si è indecisi fra la validità o meno di un elemento a carico di un imputato, si deve sempre essere a favore dello stesso nei pronunciamenti. Palleschi ha tra l’altro già fatto istanza di scarcerazione anticipata.

Redazione CiSiamo
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