Omicidio Mino Pecorelli, un giallo irrisolto da 40 anni

Un delitto avvenuto nel 1979, quello di Mino Pecorelli, che ancora non ha il nome dell'assassinio. Ma una lettera della sorella potrebbe riaprire il caso.

Mino Pecorelli
Mino Pecorelli

Il caso di Mino Pecorelli, il giornalista ucciso a Roma il 20 marzo 1979, potrebbe riaprirsi a distanza di molti anni. La notizia è stata pubblicata dall’Agi. La sorella del giornalista ha chiesto di verificare se nell’ufficio ‘”Corpi di reato” del Tribunale di Monza vi sia una Beretta silenziata e compararla con quattro proiettili situati presso il Tribunale di Perugia. Nuovi accertamenti in tal senso sono stati predisposti dalla Procura di Roma.

L’appello della sorella

Rosita Pecorelli, 84enne e sorella della vittima, ha esortato la magistratura per nuovi approfondimenti sul caso. Nella richiesta fatta ai Pm si parla del sequestro avvenuto nel 1995 a Monza relativo ad alcune armi attribuite a Domenico Magnetta. Un uomo dal passato legato all’Avanguardia Nazionale. Le armi in questione non sono mai state confrontate con i bossoli che uccisero il giornalista in via Orazio, nel quartiere Prati.

Il caso di Mino Pecorelli

Il processo si chiuse il 30 ottobre 2003. La Cassazione assolse nel 1999 in maniera definitiva Giulio Andreotti dall’accusa di essere il mandante dell’agguato. Con la sentenza in primo grado l’ex Presidente del Consiglio Andreotti venne assolto insieme ai presunti mandanti Gaetano Badalamenti, Claudio Vitalone e Pippo Calò. Stessa cosa dicasi per Massimo Carminali e Michelangelo La Barbera, accusati di essere gli esecutori materiali del delitto.

Nel 2002 l’Appello confermò l’assoluzione ma condannò Badalamenti e Andreotti a 24 anni di reclusione. Una condanna che la Suprema Corte, invece, decise di non prendere in considerazione annullando la sentenza di secondo grado e chiudendo, di fatto, la vicenda giudiziaria.

Redazione CiSiamo
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