Il Ministero dell’Interno non riceve i familiari delle vittime innocenti di camorra

I familiari delle vittime innocenti di camorra si recano al Viminale ma a riceverli non c'è nessuno. Errore di comunicazione o altro?

Matteo Salvini
Matteo Salvini

Chiedevano il riconoscimento dello status di familiari delle vittime innocenti. Vittime della camorra. Ma il Ministero dell’Interno ha chiuso loro le porte in faccia e non li ha ricevuti, fornendo loro solo una mail istituzionale a cui girare le loro istanze. Quando si dice il rispetto. Rispetto per i familiari di coloro che con la camorra e con le male non hanno avuto mai nulla a che fare ma che di camorra sono morti, a terra, “sparati” a sangue per equivoco, trasversalismo orbo di cosca o semplicemente perché lì e in quel momento non ci dovevano essere.

Familiari delle vittime al Viminale, cosa è accaduto

L’esito del presidio che stamane ha visto i familiari delle vittime della criminalità organizzata sostare davanti al ministero retto da Matteo Salvini non è stato dei migliori. Dal Viminale il gruppo si aspettava di essere ricevuto e che le sue istanze venissero recepite per una veloce o quanto meno concreta risoluzione. Nulla da fare. Come riportato da Caserta news, lo scopo era e resta quello del riconoscimento dello status di “vittime innocenti”.

I risvolti dell’accaduto

Obiettivo: incontrare il titolare del Viminale o, data l’assenza del medesimo per motivi istituzionali, portare a casa il risultato minimo, che in questi casi si concretizza in un «prego si accomodi, dica pure» a ben vedere roba non da fatiche di Ercole, a volerla fare.

«Alla fine ci hanno dato l’indirizzo mail del sottosegretario Gaetti a cui abbiamo scritto le nostre motivazioni – queste le parole rilasciate a C.News da Arturo Della Corte, fratello di Adriano, che si beccò le pallottole destinate ad un’altra persona – A noi interessa che ci stiano a sentire. Dopo anni di lotte contro i mulini a vento ci sentiamo completamente abbandonati».

Le loro storie

Con lui e tra gli altri anche Giovanna Pagliuca, sorella di Genovese, che morì perché volle difendere la sua fidanzata da un “guappo”, la figlia del bidello Cesare Ferriero, che nel 1992 morì a Sant’Antimo perché finito nella linea di tiro destinata al cognato del boss Totò Ruocco.

L’uomo era coinquilino del bidello ed aveva la sua stessa vettura, una Fiat bianca. E ancora Rossana, figlia di Pasquale Pagano, anche lui ucciso per un maledetto scambio di persona ma “bollata” per aver avuto un fratello con problemi di droga posteriori all’epoca dei fatti. Tutte storie che continuano a raccontare la cecità di uno Stato che invoca l’ordine come un mantra e non ne garantisce la persecuzione per vite etiche, che in Campania arriva fiero a prendersi i baci ma che non sa darne quando questi assumono la forma della più elementare delle attenzioni: l’ascolto.

Redazione CiSiamo
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