Cesare Battisti, il 18 marzo si deciderà se confermare l’ergastolo

Cesare Battisti ha chiesto la commutazione dell'ergastolo inflittogli per 4 omicidi in 30 anni di reclusione. Il giorno decisivo sarà il 18 marzo.

Cesare Battisti
Cesare Battisti

Il prossimo 18 marzo per Cesare Battisti sarà il giorno più lungo. In quella data la Corte D’assise d’Appello di Milano dovrà discutere l’istanza con la quale il terrorista ha chiesto la commutazione dell’ergastolo inflittogli per 4 omicidi in 30 anni di reclusione, meno il cosiddetto “presofferto”, il periodo cioé che Battisti aveva complessivamente già trascorso in carcere prima della sua lunga latitanza.

L’istanza di commutazione

L’istanza di commutazione era stata depositata da Davide Staccanella, legale di fiducia del già terrorista, nel mese di febbraio. I giudici hanno decreto l’ammissibilità formale della stessa e, nello spinosissimo merito, ci si addentreranno la settimana prossima.

Perno di quel documento che punta “al ribasso” gli accordi in materia di estradizione eventuale fra Italia e Brasile, che avrebbero stabilito uno sconto di pena per il militante dei Pac.

La posizione della Procura

La clausola di limitazione era già stata citata nella decisione di estradare Battisti del 2009, quella poi vanificata dal comparaggio con il governo Lula ma che, di fatto e secondo il legale di Battisti, necessita di “una pronuncia chiara e definitiva” (fonte Fatto Quotidiano).

Neanche a dirlo, la parte requirente, cioé la Procura generale, aveva già dato parere negativo all’istanza per mezzo del Sostituto Antonio Lamanna, ma a fare fede procedurale resterebbe quel documento comprovante l’accordo fra due governi ma non in sintonia con l’ordinamento giudiziario di uno dei due; un vero pastrocchio insomma da cui la condanna di Battisti rischia di uscire davvero ridimensionata, a tener conto del principio giuridico della legge prevalente e comprensiva.

In più c’è il nodo, parimenti messo nero su bianco, della condotta delle forze di polizia boliviane nella consegna del latitante: mancherebbero all’appello i tre giorni che la legge fisserebbe come necessari, prima della consegna, per accogliere eventuali ricorsi prima del passaggio di consegne da stato a stato.

Redazione CiSiamo
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