Salvatore Giordano, ucciso da un fregio ma nessuno vuole pagare

Salvatore Giordano morì nel 2014 a causa di un pezzo di stuccò che si staccò all'interno della Galleria "Umberto I" di Napoli.

Salvatore Giordano
Salvatore Giordano

Ci sono le prove storiche, il “masso” che uccise il piccolo Totò si staccò da un palazzo del Comune di Napoli, eppure nessuno ha ancora pagato per quella morte, pagato in senso letterale. Si spera in una svolta nel processo per l’assurda morte di Salvatore Giordano, il 14enne ucciso nel luglio 2014 dalla caduta di un grosso pezzo di stucco dalla parte alta della Galleria Umberto I a Napoli.

La vicenda del piccolo Salvatore Giordano

Salvatore Giordano morì dopo quattro giorni di agonia all’ospedale Loreto mare e, per quella assurda morte, si era incardinato un lungo e farraginoso processo che aveva chiamato in causa condominio e Comune di Napoli e che rischiava di finire in un nulla di fatto. Almeno fino a quando la tenacia dei legali della famiglia della giovane vittima, gli avvocati Sergio ed Angelo Pisani – due veri molossi d’aula – non aveva dato i suoi esiti.

Una accurata consulenza affidata dalla Procura al perito Nicola Augenti era già giunta a contraffortare la bontà delle tesi delle parti civili, ma il processo aveva subito una impasse in quanto ad attribuzione di responsabilità perché alcune perizie passate non collimavano: da un lato i requirenti di fascicolo propendevano per la natura condominiale del palazzo da cui era caduto il proiettile mortale, dall’altro la consulenza di Augenti indicava la responsabilità del comune.

Il problema delle responsabilità

Ne era nato un ping pong di responsabilità per il quale le assicurazioni dei soggetti chiamati in causa scaricavano l’una sull’altra l’onere di risarcimento per la famiglia di Salvatore, schiantata dal dolore e piegata da quell’inutile balletto burocratico; una “manfrina” a trazione pluriennale che sta rischiando di uccidere la polpa etica del procedimento e la sua parte più empirica.

Davanti al Giudice monocratico Mendia e nel corso dell’ultima udienza, il consulente ha spiegato, rispondendo in dibattimento al Pm, di aver effettuato un accertamento tecnico irripetibile corroborato da una ricerca di ordine storico mai come sul caso di specie dal valore empirico e probatorio: il pezzo di stucco che uccise Salvatore cadde da un palazzo che è di proprietà del Comune di Napoli, che può dunque essere profilato secondo parametri di responsabilità nel tragico accaduto.

Il processo

La parte di palazzo da cui si staccò il fregio killer è proprietà di Palazzo San Giacomo. «Le posizioni di coloro che sarebbero i veri responsabili della tragedia – parole dell’avvocato Sergio Pisani riportate dal Mattino – sono state archiviate, pertanto si rischia che il processo si concluda con un nulla di fatto per la famiglia».

Redazione CiSiamo
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