Scandalo all’ombra del Vaticano: si ingarbuglia la vicenda del Movimento dei Focolari

Dopo la pubblicazione del nostro articolo che svelava un contenzioso di oltre 40 anni sui diritti d’autore di alcuni brani religiosi, emergono nuovi dettagli che complicano la vicenda del Gen Rosso.

Continua la storia, a tratti inquietante, della musica religiosa che è sbarcata in Tribunale per un contenzioso circa i diritti d’autore di alcuni brani, inizialmente attribuiti a determinati autori ma per cui successivamente è stato richiesto un cambio di paternità intellettuale. Un cambio di paternità che, come avevamo già raccontato in un precedente articolo, sta creando non pochi problemi, in quanto gli autori precedentemente dichiarati presso la SIAE e i veri autori, che ora – finalmente – dovrebbero vedersi riconosciuti i propri diritti, non riescono a mettersi d’accorso su alcune canzoni (le più remunerative, da quanto ci è stato raccontato).

Su alcune di queste canzoni deciderà, a breve, il Tribunale civile di Roma. Ma la faccenda riguarda oltre 500 brani e quasi 30 autori e infatti, in seguito alla pubblicazione del nostro primo articolo su questa triste vicenda, emergono altri dettagli che riguardano le modalità con cui il Gen Rosso, ovvero il gruppo musicale facente capo al Movimento dei Focoloari che ha reso famosi questi brani, ha deciso di riconoscere a ciascun autore e a ciascun compositore i diritti sulle canzoni da loro scritte e/o composte.

Modalità su cui abbiamo deciso di confrontarci anche con la SIAE, visto che nella lettera inviata dal Gen Rosso, per il tramite del suo leader Valerio Ciprì, è riportata proprio la Società Italiana degli Autori ed Editori come fonte che avrebbe suggerito l’iter da seguire.

Il ritardo nel cambio d’autore

Innanzitutto la decisione di depositare i brani riportando alcuni autori o compositori è nata dal vincolo, allora imposto dalla SIAE, che potesse essere riconosciuta la paternità di un’opera solo a chi aveva determinate caratteristiche, compresa l’essere un autore registrato alla SIAE previa superamento di un esame. “Vincoli che – spiega la SIAE – non esistono più da diversi anni”. Il tentativo di riassegnare le opere ai legittimi proprietari da parte del Gen Rosso è, però, soltanto del 2017.

E, infatti, nella lettera si dice che “ultimamente ci è stato concesso anche di poter cambiare la paternità delle opere apportando i motivi di emergenza per cui i titoli erano stati depositati con nomi di compositori e autori che hanno fatto solo da prestanome, e indicando i nomi dei veri autori, allegando i nuovi bollettini con le nuove percentuali di ripartizione dei diritti…” . “Ci sarebbe stata operativamente – conferma la SIAE – la possibilità di farlo prima”, benché – ovviamente – nulla lo imponesse.

Il contenzioso sul regresso

Nella lettera con cui il Gen Rosso comunica ai vari autori di voler cambiare la paternità delle opere, inoltre, è riportato: “Ci è stato fortemente raccomandato però, onde evitare rivalse sui diritti già acquisiti dai precedenti depositari, di fare una lettera liberatoria al Cedente (antico depositario SIAE) e all’Editrice Musicale Gen Rosso, che finora ha curato la produzione e la divulgazione dei brani, dai Cessionari (nuovi depositari SIAE) in cui essi accettano di iniziare a prendere i proventi dei diritti dalla data di attuazione del cambiamento”.

In sostanza, secondo quanto riportato nella lettera che ci è stata data, chi voleva riappropriarsi delle proprie opere doveva, però, firmare una liberatoria in cui accettava di rinunciare ai diritti d’autore precedentemente maturati. Altrimenti gli autori che risultavano dal bollettino SIAE non avrebbero acconsentito alla richiesta di cambio della paternità delle opere.

E, infatti, nella lettera si legge: “Questa liberatoria deve arrivare ai Cedenti e all’Editrice Gen Rosso con “piego-raccomandato”(vedi nota**) al più presto possibile per poter procedere all’invio alla SIAE da parte dei Cedenti della richiesta di cambiamento. Senza questa garanzia di base i Cedenti non possono procedere”.

Insomma quello che il Gen Rosso, per il tramite di Valerio Ciprì che firma la lettere, dice ai veri autori e a i veri compositori dei brani è: se vuoi avere quello che ti spetterà in futuro, devi rinunciare a tutto quello che ti sarebbe spettato in passato. Un accordo fra le parti più che legittimo, ma di sicuro – ci tengono a precisarlo – non suggerito, come invece si lascia intendere nella lettera, dalla SIAE. Per quanto, infatti, la frase cominci con “Ci è stato fortemente raccomandato…” senza specificare da chi arrivi questa (importante) raccomandazione, tutte le frasi precedenti riportano la SIAE quale guida nell’iter migliore da seguire.


Tuttavia la SIAE chiarisce: “La SIAE non può e non vuole entrare nel merito degli accordi negoziali tra i vari aventi diritto, che per natura debbono rimanere privati. Ma dà indicazioni, in base alla normativa in materia ed al vigente RG, su quelle che sono le operazioni da effettuare per poter procedere al deposito (o al deposito sostitutivo) di un’opera, nelle quali indica tutti i relativi documenti da presentare”.


Ma allora, chi ha consigliato al Gen Rosso di far rinunciare agli aventi diritti a tutto il pregresso?

Redazione CiSiamo
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