Boss camorrista Zagaria inguaia ex gemello del crimine Iovine, che si prende una condanna

Continuano a fioccare le condanne per gli ex generalissimi della camorra casalese. Dopo il recente ergastolo inflitto al boss di Casapesenna Michele Zagaria quale mandante di due omicidi è arrivata la condanna per Antonio Iovine.

Michele Zagaria
Michele Zagaria

Continuano a fioccare le condanne per gli ex generalissimi della camorra casalese. Dopo il recente ergastolo inflitto al boss di Casapesenna Michele Zagaria quale mandante di due omicidi è arrivata la condanna per Antonio Iovine; a lui sette anni e mezzo per l’estorsione al Polo calzaturiero di Carinaro.

Il processo

Il processo in questione ha avuto una genesi paradossale, era nato cioé nella sua parte di merito sostenuta con successo dalla magistratura antimafia inquirente proprio dalle dichiarazioni di Michele Zagaria, una volta sodale e in diarchia quasi perfetta col “Ninno” Iovine nella spartizione dei malaffari del clan, oggi suo accusatore numero uno, mai pentito ma sporadico autore di libere dichiarazioni dalla sconfinata capacità documentale e dalla buona rispondenza di attendibilità.

La lunga battaglia di “Capastorta” contro l’ex compare Iovine, che pentito lo è invece da tempo, era cominciata proprio quando Zagaria, dal carcere di Opera, aveva accusato Iovine di essere un pentito “incoerente”, dato che non si era attribuito a suo dire almeno 5 omicidi e non aveva restituito le paccate di danè fatte con il crimine, nello specifico anche quelle ottenute con l’estorsione al Polo.

Le condanne

Sul Calzaturiero di Carinaro comunque il Gup Perrella ha finalmente detto la sua, avvalendosi dello strumento procedurale del rito abbreviato che non prevede processo d’aula, che ferma gli atti allo stato dell’arte e che disciplina un terzo di sconto di pena.

Sette anni e mezzo a Iovine, 5 anni e 4 mesi all’altro collaboratore di giustizia Bruno Lanza, 8 anni e 4 mesi per Augusto De Luca, altrettanti per Biagio Diana. Zagaria era stato condannato egli stesso per quei soldi estorti al grande polo economico campano e proprio in quell’occasione aveva tirato in ballo Iovine e la sua presunta “incoerenza”.

In buona sostanza, all’epoca dei fatti con i quali arrivò la maxi richiesta di denaro agli amministratori del polo, Zagaria e Iovine erano ancora una coppia affiatata, latitante e criminalmente agguerritissima. Per questo motivo la Dda aveva istruito un processo bis che tirasse in ballo le responsabilità anche del boss che dopo la cattura si era pentito, Iovine appunto, e sulla cui piena partecipazione a quel maxi pizzo aveva messo suggello l’autorevole “soffiata” del suo ex gemello del crimine.

Redazione CiSiamo
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