“Volevo morire”, il racconto di una vittima di prete pedofilo

Testimonianza agghiacciante di una donna che ha scosso 190 capi della Chiesa riuniti dal Papa per arginare la pedofilia. "Volevo solo morire".

Vittima di prete pedofilo racconta la sua storia
Vittima di prete pedofilo racconta la sua storia

Testimonianza agghiacciante di una donna che ha scosso 190 capi della Chiesa riuniti dal Papa per arginare la pedofilia. “Volevo raccontarvi di quand’ero bambina. Ma è inutile farlo perché a 11 anni un sacerdote della mia parrocchia ha distrutto la mia vita. Da allora io, che adoravo i colori e facevo capriole sui prati spensierata, non sono più esistita. Restano invece incise nei miei occhi, nelle orecchie, nel naso, nel corpo, nell’anima tutte le volte in cui lui bloccava me bambina con una forza sovrumana: io mi anestetizzavo, restavo in apnea, uscivo dal mio corpo, cercavo disperatamente con gli occhi una finestra per guardare fuori, in attesa che tutto finisse”.

La denuncia

La donna ha raccontato di averci messo più di 40 anni a denunciare. “Ma come potevo io, bambina, capire ciò che era accaduto? Pensavo: ‘sarà stata sicuramente colpa mia!’ o ‘mi sarò meritata questo male?‘. Questi pensieri sono le più grandi lacerazioni che l’abuso e l’abusatore ti insinuano nel cuore, più delle ferite stesse che lacerano il corpo. Sentivo di non valere ormai più nulla, neppure di esistere. Volevo solo morire. Ci ho provato… non ci sono riuscita. L’abuso è continuato per 5 anni. Nessuno se n’è accorto. Mentre io non parlavo, il mio corpo ha iniziato a farlo: disturbi alimentari, ospedalizzazioni varie: tutto urlava il mio star male mentre io, completamente sola, tacevo il mio dolore”.

La donna poi ha creduto di avere incontrato l’amore. “A 26 anni il mio primo parto: flash back e immagini hanno riportato alla mente tutto. Il travaglio bloccato; mio figlio in pericolo; l’allattamento reso poi impossibile per i terribili ricordi che affioravano. Credevo di essere impazzita. Allora mi sono confidata con mio marito, confidenza usata poi contro di me durante la separazione, quando, in nome dell’abuso subito, chiedeva che mi fosse tolta la potestà genitoriale quale madre indegna. Poi l’ascolto paziente di una cara persona e il coraggio di scrivere una lettera a quel sacerdote conclusa con la promessa di non lasciargli mai più il potere del mio silenzio”.

La forza di denunciare

Ho avuto bisogno di 40 anni per trovare la forza della denuncia. Ho vissuto l’iter di denuncia – ha concluso la donna nella testimonianza messa a disposizione dal Vaticano – con un costo emotivo molto elevato: parlare con sei persone di grande sensibilità, ma solo uomini e per di più sacerdoti è stato difficile. Io credo che una presenza femminile sarebbe un’attenzione necessaria quanto indispensabile per accogliere, ascoltare e accompagnare noi vittime. L’essere creduta e la sentenza, comunque, mi ha donato un dato di realtà: quella parte di me che ha sempre sperato che l’abuso non fosse mai accaduto, si è dovuta arrendere, ma al contempo ha ricevuto una carezza: io ora so che sono altro, oltre l’abuso subito e le cicatrici che porto. La Chiesa può andare fiera della possibilità di procedere in deroga ai tempi di prescrizione, diritto negato dalla giustizia italiana, ma non del fatto di riconoscere come attenuante, per chi abusa, l’entità del tempo trascorso tra i fatti e la denuncia. La vittima non è colpevole del suo silenzio”.

Redazione CiSiamo
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