Ex sindaco di Scafati Pasquale Aliberti tenta il suicidio: “Mi stanno distruggendo”

Pasquale Aliberti, ex sindaco di Scafati e accusato di legami con la Camorra tenta il suicidio pubblicando un post su Facebook. In ospedale, non è grave.

Pasquale Aliberti in una foto pubblicata su Facebook
Pasquale Aliberti, ex sindaco di Scafati, tenta il suicidio

Annuncia il suicidio su Facebook, con tanto di foto delle pillole che gli avrebbero dovuto dare eterno sollievo e dopo un processo che lo indica come uomo cerniera fra la politica e il clan dei Casalesi.

Il post su Facebook

L’ex sindaco del comune di Scafati, un comune nell’Agro Nocerino in Campania, ha pubblicato un post in cui annunciava di volerla fare finita. Soccorso con immediatezza, è stato ricoverato in ospedale in condizioni non gravi. E’ accaduto tutto in pochi minuti, almeno per quanto riguarda la parte pubblicistica del gesto. All’improvviso, sulla pagina Facebook di Pasquale Aliberti, già vicesindaco di Scafati sottoposto alla misura dell’obbligo di dimora, compare un allarmante post: “Dopo 400 giorni di misura cautelare, dopo tutta la violenza subita in questa indagine, dopo l’udienza di oggi e il modo in cui è stato trattato il mio avvocato (…) l’unica soluzione è farla finita. Mi stanno distruggendo da anni sul nulla”.

Le motivazioni

A corredo del post, foto inequivocabili di boccette di farmaci. Il gesto – o la minaccia di metterlo in atto – si è comunque concluso in epilogo innocuo, con Aliberti ricoverato all’ospedale Umberto I di Nocera in condizioni stabili. Lo storico dell’ex amministratore parla, per sola presunzione di reato ancora non suffragata da sentenze, di comparaggi fra la sua azione amministrativa e il ramo del clan dei Casalesi che si è federato con le male del Salernitano.

I presunti legami con i Casalesi

Per quei legami Aliberti era finito anche in carcere e poi sotto processo. Il pentito Luigi Cassandra lo aveva indicato come uomo di gradimento nientemeno che del super boss di Casapesenna Michele Zagaria e, soprattutto, come fiduciario territoriale per lungo tempo di quel Nicola Cosentino che è stato considerato con sentenza solo di primo grado il “proconsole” politico del clan in Campania.

Redazione CiSiamo
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