“Camorra veneta”, il pentito tira in ballo un altro pentito

I soldi di un pentito di oggi per finanziare le male di ieri e che puntavano a un futuro luminoso e illegale in Veneto, deciso nel corso di un summit sulla Riviera di Ulisse.

Camorra veneta
Camorra veneta

I soldi di un pentito di oggi per finanziare le male di ieri e che puntavano a un futuro luminoso e illegale in Veneto, deciso nel corso di un summit sulla Riviera di Ulisse. A dirla più schietta: il patrimonio di Nicola Schiavone avrebbe foraggiato il ramo della camorra che aveva fatto in nido nella zona del Brenta.

C’è un altro collaboratore di giustizia che fa luce sull’intreccio di denaro sporco che, dai loschi affari della camorra casalese, andava poi ad alimentare i traffici dei “figliastri” trapiantati in veneto, 50 dei quali erano stati arrestati due giorni fa in una maxi operazione di Antimafia e Gico della Finanza.

Salvatore Laiso

Salvatore Laiso, secondo Casertanews, ha definito con molta chiarezza il quadro strategico che c’era dietro quella colonizzazione al nord est del clan casalese. Secondo quest’ultimo gli imprenditori Luciano Donadio e Raffaele Buonanno, finiti anch’essi nelle maglie della rete degli inquirenti della Dda, erano di fatto i fiduciari economici e gli amministratori di ingenti patrimoni che Nicola Schiavone, figlio del boss “Sandokan” e oggi egli stessi collaboratore, aveva deciso di investire da tempo proprio nel ricco nord est d’Italia.

“Persone amiche che si mettevano a disposizione per ogni cosa”. Così definisce i due Laiso. Amici stretti e interessati proprio dove la magistratura era andata a fare tana due giorni fa. Laiso ha messo a disposizione degli inquirenti lo sterminato patrimonio di informazioni su tema e contesto (da verificare, ovvio) che aveva acquisito a suo tempo dal fratello Crescenzo, ucciso nel corso di una faida. La sua orribile morte fu innesco del pentimento di Luciano. “I soldi che Luciano Donadio ha impiegato nelle sue attività al Nord derivano anche da Nicola Schiavone che gestisce (gestiva, dato che Schiavone oggi è pentito – ndr) il flusso di denaro del clan camorrista”.

Le strategie di come gestire quei capitali veneti sarebbero state discusse, sempre secondo le dichiarazioni della “gola profonda” in questione, nel corso di un summit tenutosi nel 2005 (parrebbe in una villetta del Pontino, secondo indiscrezioni trapelate dalla magistratura di Latina). In quel frangente si discusse degli investimenti fatti dai due indagati con partita Iva, dispiegati soprattutto nell’ambito del traffico di auto e in quella che è sempre stata la cifra imprenditoriale caratterizzante i casalesi, il mattone.

Redazione CiSiamo
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