Serena Mollicone uccisa da Marco Mottola, la svolta nelle indagini

Delitto Mollicone, la stretta finale degli inquirenti indica chiaramente nel figlio di un maresciallo dei Carabinieri l'autore dell'omicidio della studentessa 18enne uccisa ad Arce.

Serena Mollicone
Serena Mollicone

Delitto Mollicone, la stretta finale degli inquirenti indica chiaramente nel figlio di un maresciallo dei Carabinieri l’autore dell’omicidio della studentessa 18enne uccisa ad Arce, in provincia di Frosinone, nel giugno del 2001.

Un crimine irrisolto, quello della brutale morte di Serena, che aveva generato un cold case finito nella casella nera dei crimini che invocano giustizia da tanto, troppo tempo. E’ un’esclusiva de L’Inchiesta, quotidiano di Cassino, dove ha sede la Procura che sta operando sul caso, a dare menzione degli ultimi sviluppi della vicenda.

I sospettati

I Carabinieri che, da qualche anno ormai, sono subentrati alla Uacv della Polizia di Stato nelle indagini sul caso hanno depositato la memoria finale sulle risultanze dell’indagine bis sul delitto, chiusa a ottobre 2018 dopo diverse proroghe e in attesa di quello “scatto procedurale” che possa condurre alle misure di cautela nei confronti dei sospettati.

Sospettati che sono di fatto indagati ufficialmente, per l’omicidio di Serena e sono in cinque: il figlio dell’ex comandate la stazione dell’Arma di Arce, il di lui padre, sua madre e a seguire altri due organici alla Benemerita, sia pur indagati per profili differenti da quello che disciplina l’omicidio.

Serena venne colpita in caserma

Un omicidio che parte da un lettura seconda la quale Serena venne colpita e tramortita dal figlio del sottufficiale nei locali della ex caserma, in uno scatto d’ira dovuto alle minacce che la 18enne aveva ventilato di rendere pubblico un (presunto) giro di droga che aveva proprio nel giovane offender uno dei punti di riferimento.

Serena venne colpita in caserma e trasportata, moribonda in un boschetto, dove l’omicida simulò un “incaprettamento” stile camorristico per depistare le future indagini. Lì, dopo due giorni di ricerche, la ritrovarono i soccorritori.

Il padre avrebbe coperto il crimine

Il padre, comandante la stazione e la madre, avrebbero coperto il crimine e i due militari restanti avrebbero favorito, in un caso, e concorso moralmente al medesimo in un altro.

A uno dei carabinieri è anche contestata l‘istigazione al suicidio di un altro membro dell’Arma, un brigadiere che si sparò con la pistola di ordinanza proprio perché ipoteticamente gravato dal peso di avere contezza, ma senza responsabilità alcuna, di come erano andate davvero le cose in quel fatto di sangue.

Una quadro complesso dunque, a cui sta cercando di mettere suggello procedurale con una richiesta che passi il filtro del Gip, il sostituto procuratore cassinate Maria Beatrice Siravo. La relazione consegnata dal suo team di Pg potrebbe essere il “grimaldello” procedurale definitivo per trasformare un fascicolo a farraginosa trazione indiziaria e medico legale (con la riesumazione della salma e un’analisi sui resti da parte dell’anatomopatologa milanese Cristina Cattaneo) in un momento concreto che conduca a breve gli inquirenti ad esercitare l’azione penale. Finalmente.

Redazione CiSiamo
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