Mafie in Italia, la mappa della Dia censisce 700 clan

La Direzione Investigativa Antimafia ha effettuato un censimento dei clan attivi in Italia. Ecco i dati riportati e le varie ramificazioni esistenti.

Il censimento dei clan in Italia
Il censimento dei clan in Italia ad opera della Direzione Investigativa Antimafia

La Direzione Investigativa Antimafia fa le pulci annuali al crimine organizzato in Italia e, dietro input del Ministero dell’Interno, snocciola numeri e cifre inquietanti. Dallo specifico dell’elenco sono escluse le mafie a trazione straniera, pur incisive oltremodo ormai sugli affari criminali dello stivale.

Quanti sono i clan

Sono 700 i clan malavitosi organizzati attivi sul territorio della Repubblica, un elenco aggiornato del terrore che vede 200 cosche, fra mafiose e stiddare in Sicilia, 200 clan camorristici, 200 ‘ndrine calabre e 100 corpi di società, clan e famiglie della Sacra Corona Unita in Puglia.

New entry già censita in passato ma in rinnovato vigore, una dozzina di mandamenti retti da “Vangeli” in Basilicata. Quegli stessi numeri dicono che la mafia siciliana è divisa, a Palermo in 15 grandi mandamenti territoriali, fra esterni ed interni all’area cittadina, con 81 famiglie, 49 fuori città e 32 all’interno.

Tutto stabilito con gerarchie da rispettare

Sono invece 4 i mandamenti trapanesi, spalmati su 17 famiglie. Ad Agrigento solo 7 mandamenti ma addirittura 42 famiglie attive. Il tutto condito dalle famiglie della Stidda, la mafia “spuria” ed eccentrica di matrice ragusana e girgentina, attiva soprattutto nelle aree urbane e spesso contrapposta alle famiglie tradizionali.

Cosa Nostra risulta ancora nel mezzo del laborioso riassetto di organici, gerarchie e quadri figli delle ultime grandi offensive degli anni ’90 e primi 2000. Fra 150 gruppi criminali in provincia di Reggio, altri 20 per ognuna delle province di Vibo, Catanzaro, Cosenza e Crotone, interessi macroscopici ed ormai planetari nel traffico di droga (coca in particolare). A questi si aggiungono i tradizionali legami familiari endogeni che la rendono la meno permeabile al pentitismo, la ‘Ndrangheta oggi è, a detta della Dia, il nemico più agguerrito.

In Campania la tradizionale assenza di verticalità dei vari clan, disorganicamente impegnati a gestire fette di territorio rigidamente incasellate in geografia criminale, fa della camorra la mala forse più infida.

Una estrema suscettibilità alle lusinghe del pentitismo, con conseguente vivacità investigativa a tutti i livelli, viene controbilanciata in senso negativo dalla straordinaria pervasività sociale e politica della “punta della lancia” del clan dei Casalesi.

I numeri

In tutto sono 150 i clan della Camorra intorno a Napoli, di cui 70 interni alla città, 20 i clan casertani – 12 dei quali federati ufficialmente con i Casalesi – 30 fra Salerno e Benevento, mentre Avellino si conferma “provincia babba” (per usare un sicilianismo) con una decina di clan attivi ma su piani molto più minimal dello standard di regione.

Mafia Foggiana (fortemente incentivata a suo tempo dalla Nco di Cutolo per questioni logistiche) e Sacra Corona Unita spadroneggiano in Puglia, con la nuova equazione per cui la mala di San Severo spesso opera con la neonata camorra di Bari.

Le mani in pasta un po’ dappertutto

La criminalità organizzata romana è stata censita secondo due direttrici: i clan estensione territoriale degli interessi di altre male consolidate, quindi “sub appaltatori” di mafia, camorra e ndrangheta e famiglie con autonomia, gerarchie ed interessi locali, fra cui le famiglie rom dei Casamonica, dei Da Silva e degli Spada, il cui ramo molisano sta creando, di fatto e sia pur ancora in germe, una nuova organizzazione federata fra Isernia e la cittadina di Venafro.

Per ora offrono solo logistica ai “romani”. Un domani potrebbero decidere che soli è meglio. Raggruppare le loro gesta sotto il cappello procedurale associativo non è però sempre facile, come dimostrato dai numerosi pronunciamenti in merito dei Tribunali per il Riesame.

Redazione CiSiamo
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