Comune di Roma: la truffa del “tesoro” di nichel che non vale nulla

Maxi truffa in Campidoglio: un tronchetto di nichel da 55 milioni di euro dato in pagamento di un vecchio credito in realtà vale solo 40mila euro

Piazza del Campidoglio
Maxi truffa del tronchetto di nichel ora finisce in tribunale

A dare filo da torcere all’amministrazione Raggi questa volta è un la truffa del nichel. Sì, perché iscritti nel bilancio del Comune di Roma figuravano 200 chilometri di preziosissimo filo di nichel arrotolati in un tronchetto, valore 55 milioni di euro. Sarebbe arrivato al Comune della Capitale nel 2011, in pagamento di un vecchio credito.

Ma ecco che invece dei promessi 55 milioni di euro, il Campidoglio scopre ora di avere materiale di scarsissimo valore, 40mila euro al massimo, secondo quanto riporta Il Messaggero.
Ciò che in questo caso risulta tragicomico è la cifra spesa dal Comune negli ultimi otto anni per sorvegliare il tesoro: 200mila euro tra scorta e guardie giurate. Non solo beffa, ovviamente, perché il valore del tronchetto di nichel era già stato inserito nelle manovre finanziarie, e visto il suo scarso valore l’imbarazzo è molto: in qiesto modo si crea una falla nei conti della Capitale.

Il fatto

Tutto comincia nel 1997. Il Comune di Roma deve costruire un deposito per i bus, e così espropria un grande terreno agricolo. I proprietari chiedono un risarcimento: 65 miliardi di vecchie lire. Un ricorso che sebbene accolto sia in primo grado che in appello, viene giudicato illegittimo dalla Cassazione nel 2005. Ma a quel punto i proprietari avevano già ceduto il credito ad un’altra società, che faceva capo al finanziere Giovanni Calabrò. Calabrò però era nel frattempo riuscito a incassare la somma dovuta dal Comune. Dopo la sentenza della Cassazione però, Calabrò si trova a dover restituire tutta la somma.

L’accordo per il nichel in garanzia

Ma la società naviga in brutte acque, è in difficoltà finanziarie. Come restituire i soldi? Ed ecco la trovata: una partita di “nichel wire” in garanzia. Un tronchetto di fibra che a sentire la società era così prezioso da far salire le quotazioni dai 36 milioni di euro iniziali fino a 55.644.344,00 euro. O almeno, qiesto è quello che si legge nei documenti relativi alle aste, ben sei, con cui il Comune capitolino cerca di vendere il preziosissimo filo di nichel.

L’allarme in Veneto

Ma ecco l’inghippo: nel 2018 in Veneto si indaga sul crac di una società di Calabrò, che ha fatto il giochino del filo di nichel anche con un’azienda di Montecchio Precalcino. La Guardia di Finanza, in quel caso, sequestra un cavo del presunto valore di 15 milioni di euro, ma che in realtà non ne valeva che 20 mila, di euro.
Così si insinua il dubbio: che anche quello di Roma sia una truffa? Ecco dunque la perizia, e il verdetto. Di cui però, racconta sempre Il Messaggero, il Comune sembra non essere al corrente visto l’appalto da 57mila euro rinnovato fino al 2021 per la custodia del tronchetto di nichel.

Oltre alla beffa, il danno

Eppure i revisori dei conti avevano messo in guardia Virginia Raggi: “non dire gatto se non ce l’haio nel sacco”, che declinato sulla vicenda potrebbe suonare come “non dire 55 milioni di euro se non li hai in mano dopo la vendita del nichel”. E invece la giunta grillina fa di testa sua, e dispone di quei soldi prima di averli effettivamente in cassa. Ora deve fare i conti, oltre che con la beffa, anche con il danno (economico e non da poco).


Redazione CiSiamo
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