Ragazza violentata a Marechiaro, condanna per lo stupratore

I tre ragazzi avrebbero dovuto espiare lo stupro facendo i pizzaioli. Ma uno di loro ha violato la messa in prova ed è stato condannato a tre anni di carcere.

Vittima di prete pedofilo racconta la sua storia
Vittima di prete pedofilo racconta la sua storia

Viola la messa alla prova come pizzaiolo e viene condannato a tre anni per aver stuprato una ragazzina di 16 anni, due anni fa sugli scogli di Marechiaro a Posillipo. Torna alla ribalta, in un paradossale sviluppo giudiziario, la vicenda che, nel maggio 2017, vide protagonisti tre minorenni campani, accusati di aver stuprato su una piattaforma della località balneare partenopea una ragazzina di appena 16 anni.

Lo stupro di due anni fa

La giovane ebbe il coraggio di denunciare i suoi violentatori dopo averli riconosciuti dalle foto sui social. Furono la Procura della Repubblica dei Minori e i Carabinieri di Bagnoli ad occuparsi del caso, avviando una serie di indagini certosine. Alla fine, si era ad ottobre, il branco venne individuato ed incastrato anche dal dna: tre minori che vennero arrestati e rinchiusi in strutture protette.

Le minacce alla ragazza

Agghiacciante il quadro probatorio: non solo i tre avevano violentato la ragazza, ma l’avevano anche minacciata. Le minacce e gli insulti alla vittima erano proseguita anche sui social da parte di soggetti che l’accusavano di “esserci stata”, una faccenda meschina insomma. I tre comunque, ormai incastrati, confessarono. Ad aprile dell’anno scorso il primo colpo di scena: il gip accolse la richiesta dei legali del terzetto per la “messa alla prova”, che in ambito minorile è un vero istituto giuridico. I tre avrebbero fatto i pizzaioli per espiare lo stupro commesso secondo i dettami di una giurisprudenza che nel caso di soggetti minori punta tutto sul recupero.

La condanna a tre anni di carcere

Recupero che non deve essere stato poi così incisivo, se proprio in queste ore uno dei tre “pizzaioli forzati”, che aveva violato per la seconda volta la messa in prova, è stato condannato a tre anni di carcere. La condanna ha fatto scattare un’ondata di indignazione per la sua levità. Non sono molti quelli disposti a valutare il fine di recupero e non di sanzione della giurisprudenza sui minori (il giovane era under 18 all’epoca dei fatti, non oggi – ndr) e a volte le faccende risolte in punto di diritto non collimano con la percezione etica del crimine. Vecchio ed irrisolto dilemma sull’assenza di coincidenza fra legge e giustizia.

Redazione CiSiamo
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